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Roma, 1 nov – La protesta contro le restrizioni varate dal governo dilaga anche in Spagna, dove per il secondo giorno consecutivo in diverse città si sono verificate manifestazioni di ogni tipo.

A Madrid, Logrono, Malaga e Santander sono andati in scena pesanti scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti. Ma è soprattutto nella capitale spagnola che al grido di “Libertà”, centinaia di persone sono scese in strada per contestare le decisioni prese dall’esecutivo guidato dal premier Pedro Sanchez.

Non sono mancati anche gli atti vandalici e nell’arteria principale di Madrid, la Gran Via, i manifestanti hanno dato fuoco a diversi cassonetti della spazzatura, innalzando poi improvvisate barricate. Stando a quanto riferito dai media locali gli scontri con la polizia hanno portato a 46 arresti in tutta la Spagna (solo a Madrid sono finite in manette 32 persone), tre gli agenti feriti.

 

“Il comportamento violento e irrazionale delle minoranze è intollerabile”, ha scritto su Twitter il primo ministro spagnolo. affermato il premier convinto che non sia la strada da seguire. “Non permetteremo a pochi violenti di distruggere il bene comune”, ha cinguettato invece il presidente della provincia di La Riojan, Concha Andreu. Ma chi sono i protagonisti degli scontri? Da una parte Vox accusa immigrati e gruppi di estrema sinistra di aver messo a ferro e fuoco le città, dall’altra il capo dei Mossos d’Esquadra (corpo di polizia della Catalogna) punta il dito contro l’estrema destra che avrebbe a suo dire fomentato gli scontri di due giorni fa a Barcellona. Sta di fatto che anche la Spagna è travolta da un’ondata di proteste.

Eugenio Palazzini

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