Roma, 26 apr – Dal tavolo dei negoziati di metà marzo siamo passati al consiglio di guerra di fine aprile. Dalla speranza di vedere una luce in fondo al tunnel del conflitto in Ucraina, alle inquietanti sirene di un terza guerra mondiale, come se non avessimo avuto altre possibilità. Nessuno lo invoca apertamente, ma tutti lo evocano. Deflagrazione scongiurabile eppure tremendamente all’orizzonte, se consideriamo la rottura diplomatica consumatasi nelle ultime settimane. Prova ne sia il vertice che si terrà oggi in Germania, convocato dagli Stati Uniti nella base americana di Ramstein.

Ramstein, il vertice alleato con lo spettro terza guerra mondiale

Annunciato dal segretario alla Difesa Usa, Lloyd J. Austin, che ha invitato i vertici militari dei Paesi alleati di tutto il mondo. Sulla carta si discuterà della situazione in Ucraina e delle questioni di sicurezza ad essa legate, con un punto sulle prossime iniziative da attuare. Essenzialmente: ulteriori armi da inviare a Kiev e gestione della logistica.
Un summit cruciale dunque, che si terrà come detto alla Ramstein Air Base, nel sud-ovest della Germania, nella più grande base aerea degli Stati Uniti in Europa. Washington la usa come sede centrale della propria aviazione nel vecchio continente ed è proprio qui che oggi si riuniranno ben 40 rappresentanti di altrettante nazioni. Oltre a quelli dei trenta Paesi Nato, vi saranno infatti una decina di alleati degli Usa. Tra questi ultimi i prossimi membri dell’Alleanza atlantica: Svezia e Finlandia.

Tra rischi evidenti e frizioni interne

Si tratta insomma di un vertice in cui gli Stati Uniti tasteranno il polso agli alleati, per comprendere se sono tutti disponibili a tagliare i ponti con la Russia e ad aumentare il sostegno all’Ucraina. Un modo per coinvolgere maggiormente soprattutto le nazioni europee in un conflitto dagli esiti sempre più imprevedibili. Il rischio evidente è di esacerbare ancor di più la tensione con Mosca, proprio adesso che gli equilibri globali appaiono quanto mai precari. Non tutti gli alleati convocati dagli Usa sembrano però così “subordinati” al volere della Casa Bianca, le frizioni interne al fronte atlantico non mancano ed è forse dal diverso orientamento dei singoli Paesi che si capirà quanto davvero rischiamo la terza guerra mondiale.

Eugenio Palazzini

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