Roma, 17 feb — Conclusa l’era degli Angeli — le modelle dal corpo iperscolpito che per anni hanno fatto sognare i maschi di mezzo globo — Victoria’s secret è da tempo proiettata nel business dell’inclusività. Dopo l’addio ai corpi slanciati e statuari, ai visi angelici, ai fondoschiena disegnati con il compasso, l’azienda di lingerie più famosa al mondo ha dato il benvenuto alla nuova squadra di «indossatrici della porta accanto» per promuovere un modello — o svariati modelli — di bellezza slegati dai canoni con cui il marchio ha martellato per anni.

La prima modella down di Victoria’s secret

Ed è in virtù di tale cambiamento che Victoria’s secret ha ingaggiato per la prima volta una modella con la sindrome di Down. Si chiama Sofia Jirau, portoricana, classe 1997. Ha debuttato in passerella alla New York Fashion Week nel 2020 e da allora sfila e posa per le più famose case di moda. Lei stessa ha dato notizia dell’ingaggio attraverso il suo profilo Instagram: «Un sogno che si avvera! Finalmente posso svelarvi il mio segreto… sono la prima modella di Victoria’s Secret con la sindrome di Down! Grazie a tutti voi per sostenermi sempre nei progetti e grazie a Victoria’s Secret per avermi reso parte della campagna di inclusione della Love Cloud Collection. Dentro e fuori non ci sono limiti».

Cosa si fa per il politicamente corretto

Il volto e il corpo di Jirau, assieme a quello di altre donne con fisici che promuovono la «diversità» compariranno nella campagna Love Cloud, che «segna una tappa cruciale nell’evoluzione del brand» ha detto Raúl Martinez, head creative director di Victoria’s secret. Tutto fa brodo pur di sciacquarsi via le accuse politicamente corrette, susseguitesi negli anni, di promuovere un ideale di bellezza «poco inclusivo e tossico», le critiche agli allenamenti estenuanti e alle diete da lager a cui venivano sottoposti gli Angeli prima delle sfilate, e le dita puntate contro la scarsità di modelle di colore e apertamente Lgbt.

…e per non perdere miliardi

«l mondo cambiava e noi siamo stati lenti a rispondere. Prima vendevamo quel che gli uomini volevano, ora vendiamo quel che vogliono le donne», aveva specificato l’amministratore delegato Martin Waters. Tradotto: adeguiamoci al nuovo che avanza prima di perdere milioni e milioni di dollari. In questo frangente l’azienda era già sulla buona strada: il marchio, che nel 2015 deteneva una quota di mercato nel settore del 32%, negli ultimi 6 anni ha perso undici punti percentuali. Non ha aiutato che il fondatore di Victoria’s Secret, Lesley Wexner, figurasse tra gli abituali frequentatori del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein.

Cristina Gauri

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