Roma, 19 lug – Tenetelo bene a mente. Non scordatelo. È la chiave di tutto. L’obiettivo del mondialismo e dei suoi agenti non è integrare i migranti, ma disintegrare i cittadini. Non è rendere i migranti come noi, ma noi come i migranti: senza diritti, sradicati, con salari da fame. È questa la funzione dell’immigrazione di massa. Un momento decisivo della lotta di classe cosmomercatistica che, dopo il 1989, i signori del competitivismo cosmopolita hanno dichiarato agli sconfitti del mondialismo. Col chiaro obiettivo di riprendersi tutto, di portare via tutto, fino all’ultimo diritto, ai dominati. La lotta di classe si è venuta in tal guisa ridefinendo come massacro di classe a senso unico. Dove il Signore global-elitario attacca e il Servo nazionale-popolare precarizzato subisce in silenzio.

Ordunque, gli stessi che hanno massacrato nel sangue i lavoratori a colpi di «riforme del lavoro», vogliono l’immigrazione a ogni costo. Di più: vogliono che la amiamo, vivendola come ottava maraviglia del mondo e avvertendo come pericoloso xenofobo chiunque osi mettere in discussione siffatti processi neoschiavisti di deportazione di massa di esseri umani dall’Africa. Perché? Per poter ancora massacrare i lavoratori, costringendoli a competere con i nuovi schiavi deportati dall’Africa. La calcistica vittoria mondiale (e mondialista) della Francia è stata il capolavoro assoluto dei signori del turbomondialismo tecnocapitalistico planetarizzato. Il capolavoro assoluto, sottolineo.


«La Francia vince perché è multietnica». Eccolo, il nuovo mantra politicamente corretto dei padroni del discorso turbomondialisti. Ecco la nuova trovata per far passare obliquamente, e secondo declinazioni differenziate, la nuova globalcatechesi a nocumento dei popoli d’Europa: e questo di modo che essi accettino con ebete euforia la costante deportazione di schiavi dall’Africa, pensando che si tratti di feconda multietnicità e non di schiavismo mondialista e di padronato cosmopolita. Vedere africani con la maglia francese cantare con ebete euforia la marsigliese è stato uno spettacolo inevitabilmente comico e tragico insieme. Vittime di una storia intessuta di colonialismo e sfruttamento, gli africani cantavano in campo, senza nemmeno avvedersene, l’inno dei loro aguzzini. Erano, platonicamente, l’emblema degli schiavi che, imprigionati nella spelonca, amano le proprie catene. E sono pronti a battersi in loro difesa. Insomma, un’ulteriore scena di servitù volontaria, come l’avrebbe definita La Boétie. V’è davvero di che meditare. Almeno per capire quanto la situazione sia tragica ma non seria.

Diego Fusaro

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  1. Dietro ad ogni onda globale occidentale c’è sempre una motivazione economica che viene camuffata dal pietismo, dall’avete paura (ovviamente voi avete paura, noi no), dalla convenienza. La mia può essere una teoria assurda ma la condivido: Negli anni 70 sono nate le prime piattaforme di finanza che erano usate direttamente da casa per operare in diversi mercati finanziari. La finanza, da settore per pochi eletti diventò repubblicana, cioè per tutti e da esente da tassazione, col tempo, venne tassata come altri settori dell’economia. Questo dare a tutti la possibilità di entrare nei mercati fece decollare il volume di affari rendendo la finanza mondiale il settore primo, nel globo, per guadagni e volumi. Le Banche di qualsiasi tipo rastrellarono risparmio in modi sconosciuti nei tempi precedenti. Tutti sappiamo come è finita ed oggi nel finanziario non ci vuole entrare più nessuno, secondo molti, la finanza sta implodendo. Questi predatori del risparmio ora sono installati, a livello globale, nel mondo lavorativo, reale. Come si può rinunciare a decenni di entrate stratosferiche se non creando un nuovo settore dove guadagnare, distruggendo le realtà nazionali, regionali, privando i lavori di tutti della certezza che ogni lavoratore possa guadagnare, risparmiare, accantonarsi la propria ricchezza fatta di casa, figli che crescono bene, vacanze per riposare ma non passare più dal finanziario.Il problema è che questo nuovo mondo è nebuloso, si dovrebbero studiare di più le strategie di inserimento e di radicalizzazione degli ex raccoglitori globali di risparmio casa per casa.

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