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Roma, 7 set – Da accademico a rockstar e, viceversa, da eroe sugli scudi a reprobo e «no vax». Sembra questa la parabola di Alessandro Barbero, il medievista e divulgatore che la sinistra ha portato alle stelle, per riportarlo ora alle stalle. La «colpa» dell’idolatrato storico non è, però, aver detto enormità sulle Foibe e sul Giorno del ricordo. Per quello, anzi, si è preso solo applausi dalla solita sinistra giustificazionista. No, Barbero si è macchiato di un «crimine» molto più grave: criticare il green pass.



Professori contro il passaporto vaccinale

Tutto è nato dalla firma che il noto divulgatore ha apposto su un documento di 300 professori universitari contro il certificato verde. Secondo gli accademici dissidenti, tra cui c’è anche Barbero, il green pass «estende, di fatto, l’obbligo di vaccinazione in forma surrettizia per accedere anche ai diritti fondamentali allo studio e al lavoro, senza che vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico». L’accusa dei 300 professori, in sostanza, è che «la “tessera verde” suddivide la società italiana in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi quei diritti fondamentali garantiti loro dalla Costituzione (eguaglianza, libertà personale, lavoro, studio, libertà di associazione, libertà di circolazione, libertà di opinione)».

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Barbero critica il green pass

Barbero ha poi ribadito la sua posizione in un intervento pubblico, dando dell’ipocrita alla classe politica, che Dante – secondo lui – avrebbe inserito nel relativo girone dell’inferno: «Un conto è dire: “Signori, abbiamo deciso che il vaccino è obbligatorio perché è necessario, e di conseguenza, adesso introduciamo l’obbligo”. Io non avrei niente da dire su questo». Altra cosa è invece dire che non ci sarebbe alcun obbligo, «però, semplicemente, non puoi più vivere, non puoi più prendere i treni, andare all’università». In pratica, la posizione di Barbero è questa: sono d’accordo con l’obbligo vaccinale, ma non con in green pass, che è una misura ipocrita.

E i «vaccinisti» impazziscono

A ben vedere, non si tratta di una posizione rivoluzionaria: il noto storico rimane infatti favorevole al vaccino e, anzi, sarebbe pure d’accordo con l’obbligo di vaccinazione. Barbero è semplicemente contrario al green pass. Ma tanto è bastato per beccarsi del «no vax» e sorbirsi le reprimende di Gramellini, di Linkiesta e compagnia vaccinante. Ben più coraggiosa, semmai, è la posizione di Massimo Cacciari o di un altro professore che ha firmato l’appello dei 300, Paolo Gibilisco: «Noi siamo contro l’obbligo vaccinale, e contro il green pass proprio in quanto introduce l’obbligo in forma surrettizia. Noi non siamo no-vax, anche perché i no-vax non esistono. Esistono persone che nutrono dei dubbi legittimi. I vaccini anti-Covid non sono degli assiomi euclidei in uso da duemila anni. Conosciamo le reazioni dopo sei mesi, ma sul lungo periodo sappiamo poco o nulla». Insomma, Barbero non ha detto niente di particolare. Eppure, tanto è bastato per sottoporlo alla gogna mediatica e per squalificarlo come «no vax». E anche questo è un segno inequivocabile dei tempi di fango che stiamo vivendo.

Valerio Benedetti

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2 Commenti

  1. […] Sulla lettera / appello firmata da centinaia di docenti universitari, la Messa replica: “L’accesso allo studio per tutti, per chi non vuole fare il vaccino o per chi si rifiuta di esibire il Green Pass, sarà garantito da remoto, punto. In presenza non può essere garantito perché il bene comune prevale, e io devo lavorare per il bene comune, per il bene di tanti”. […]

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