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Roma, 17 ott – Il caos regna sovrano e si vive alla giornata in un’Italia governata da una maggioranza parlamentare che ha come suo primo scopo quello di non implodere. Destino ha voluto che l’esistenza di questo governo purchessia, che fondò la sua nascita sulla necessità imprescindibile di impedire la presa di potere di chi era ed è maggioritario nel paese, coincida altresì con la più grave pandemia dell’ultimo secolo, la quale si trascina dietro inevitabili danni economici che tutt’ora fatichiamo a quantificare. Il punto debole di costoro è esattamente ciò che loro ritengono il punto forte, ossia l’avversione spasmodica e totale per gli avversari che continuano a mantenersi su percentuali di gradimento largamente più alte. Aver pensato che questa nuova forma di resistenza farlocca debba essere propinata anche oggi nei confronti della destra universale, al netto di ciò che essa rappresenti nella realtà, conduce inevitabilmente ad accrocchi e rimpastoni micidiali che sono totalmente inadeguati ad affrontare la gestione straordinaria di un pezzo di storia straordinario. Il punto è solamente questo, il resto delle analisi lascia il tempo che trova, si tratta di un contorno superfluo, il nocciolo della questione è banalmente drammatico: non sono in grado, non possono farcela, è contro ogni legge fisica.

Ma quale emergenza?

La famigerata seconda ondata pare sia giunta a destinazione sebbene i numeri di oggi, paragonati a quelli di marzo, raccontino una realtà totalmente diversa rispetto a quella primaverile. Il 14 ottobre scorso, qualche giorno fa, i contagi erano saliti a 7.332 dopo aver fatto 152mila tamponi; il 21 marzo a 6.557 dopo aver fatto 26mila tamponi. Il rapporto tra positivi e tamponi fatti era del 4,8% il 14 ottobre scorso e del 25% il 21 marzo scorso. Le vittime del 14 ottobre ammontano a 43 mentre quelle del 21 marzo a 793. Da qui, una letalità che al 14 ottobre si attestava sullo 0,3% e al 21 marzo sul 7,8%. Ultimo numero di fondamentale importanza: il 14 ottobre scorso contavamo 539 ricoverati in terapia intensiva mentre il 21 marzo scorso ben 2.857 ricoverati in terapia intensiva. Differenze abissali derivanti dalle più disparate motivazioni di cui non si occuperà questo articolo. La narrazione, però, rimane la medesima e si fonda, a torto o a ragione, su uno spiacevole meccanismo di insinuazione di un terrore generalizzato che porta tutti noi a tenere comportamenti innaturali e lesivi delle nostre libertà, basando il tutto sulla necessità della prevenzione dei contagi e sul senso di responsabilità.

Il passaggio successivo è la criminalizzazione del cittadino indisciplinato e la promulgazione, da parte del primo ministro, di regole non scritte riguardanti le abitudini private di ognuno di noi e le attività che ogni individuo esplica dentro la propria abitazione. Dal numero massimo di persona invitabili a casa, ai consigli grotteschi su come consumare rapporti sessuali senza baciarsi se non addirittura indossando la mascherina. Con la variante impressionante, accennata dal ministro Speranza, della delazione da parte del vicino di casa. L’instaurazione di questo regime del caos è la risposta alla seconda ondata che già i virologi più vicini al governo (non osiamo definirli governativi) prevedevano quando la prima non era ancora terminata. Il futuro della nazione è nelle vostre (nostre) mani, ci dicono, ma così sapremmo governare tutti.

Il governo ha dimenticato di potenziare la sanità

Fonti vicine al governo, Renzi compreso, asseriscono che verrà fatto ricorso al Mes. Tralasciando la nostra idea sul punto, è folle pensare di accedere alle frazioni dei famosi 36 miliardi solo oggi. Se la linea del governo fosse davvero questa, avrebbe avuto senso farvi ricorso sei o sette mesi fa, di certo non oggi. Ed oggi, difatti, la sanità italiana risulta (dopo quasi 40 miliardi di tagli) potenziata solo grazie agli interventi emergenziali approntati, per l’appunto, durante l’emergenza, come le assunzioni lampo di nuovi medici e l’incremento delle terapie intensive con opere come il nuovo ospedale in Fiera a Milano. La strategia si ferma qui, non vi è altro da raccontarvi.

Siccome il Covid-19 becca anche i parlamentari, si narra di avvicinamenti avvenuti alla buvette del Senato di parlamentari della maggioranza verso alcuni dell’opposizione, implorando questi ultimi di supplire col proprio voto a chi è a casa contagiato. Renzi balbetta di un mini rimpasto che garantirebbe più voti in sostegno al governo, proprio come se lo scopo primario fosse la sua sopravvivenza. Conte ha aperto al Mes davanti alle telecamere, il Pd gli ha applaudito mentre i grillini hanno storto il naso. Ma chi farebbe saltare il banco, rischiando nuove elezioni, col taglio dei parlamentari approvato e con le percentuali su cui navigano i due partiti di governo? L’unica certezza è che ciò non avverrà. Tutto il resto rimane avvolto dalla nebbia, compresa l’analisi dei numeri giornalieri sui contagi che tornano ad essere sparati nelle nostre case come veniva fatto mesi or sono con l’appuntamento in tivù di fine pomeriggio. Ci troviamo davvero in una condizione analoga a quella di febbraio marzo scorsi? Esiste un programma di governo che vada oltre la sua stessa sopravvivenza e che preveda delle misure diverse dalla resurrezione dalle nostre ceneri? Converrebbe saperlo per il bene di tutti, perché questa volta temiamo ci saranno meno cartelli arcobaleno appesi alle finestre.

Lorenzo Zuppini

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