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raggiRoma, 20 giu – Se ai ballottaggi di ieri ha perso il Pd più del centrodestra è solo per un motivo banale: il Pd ancora esiste e ha quote consistenti di potere. Il centrodestra non esiste più, è ridotto nell’irrilevanza più totale, quindi non poteva perdere: per perdere bisogna quanto meno giocare. Il Movimento 5 Stelle batte Renzi, quindi. Il premier paga la sua strategia aggressiva verso la sua sinistra, i “ciaone” e tutto il resto: per molti degli elettori di Raggi e Appendino si è trattato semplicemente di esprimere un plebiscito contro il governo, più che premiare l’onestà-tà-tà pentastellata.



I successi grillini a Roma e Torino sono peraltro molto diversi. Nella capitale è un miracolo solo il fatto che il Pd, dopo l’esperienza Marino, sia arrivato al ballottaggio. A Torino le cose stanno in maniera differente, lì si tratta di una sonora sconfitta del Pd nella città operaia per eccellenza: vedi le periferie e i quartieri più poveri, in cui la bocconiana e figlia di un esponente confindustriale Appendino ha staccato anche di 30 punti l’ex comunista Fassino.

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E adesso, che succederà? Chi immagina situazioni post-atomiche dovute alla incompetenza grillina probabilmente sbaglia. Non perché le due graziose signore elette in due importanti città italiane abbiano una qualche idea di come si governa una città. Non ce l’hanno, è chiaro. Ma la politica, quella nelle città ancor più di quella nazionale, è un ingranaggio burocratico che va da sé. Se si ha la forza, la progettualità, la volontà di rompere l’ingranaggio e imporre una politica rivoluzionaria si cambiano le cose, altrimenti si viene assorbiti dall’andazzo e globale e tutto va più o meno come è sempre andato. È questo il limite dei populismi, tutti: efficaci nel rappresentare le istanze popolari dimenticate dalle élite nella fase “contestataria”, scontano poi il deficit di categorie politiche quando devono governare. Roma e Torino avranno quindi i soliti governi mediocri di sempre.

La vera curiosità riguarda semmai la corruzione, che a Roma è davvero endemica. La mafia se la sono inventati alla redazione del Fatto, ma il malaffare è diffuso e capillare per davvero. Su questo fronte i grillini potrebbero davvero cambiare le cose, con la loro pignoleria nerd e la loro ostentata e presunta diversità antropologica. Staremo a vedere, quindi. Ma comunque, nel migliore dei casi, non basterà certo l’onestà per fare una rivoluzione.

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6 Commenti

  1. Vorrei fare l’assessore alla viabilità di Roma.
    Ho le caratteristiche perfette: pazzo e masochista.
    Dove posso spedire il curriculum alla Raggi?

  2. I grillini non andranno da nessuna parte, non (solo) per i loro limiti, ma anche perché gestire città come Roma o Torino, con i poteri attuali delle giunte comunali, e tanto con un potere centrale relativamente ostile, è impossibile. Così che non è detto che averle “perse” per il PD sia solo un peso… Ciò detto, quale scenario sarebbe stato preferibile? Una conferma malgrado tutto dell’egemonia piddina come nuovo grande “partito della nazione” di tutti e nessuno?

    • Confermo l’impossibilità di governo con un potere centrale ostile.
      Gli ultimi due sindaci della Capitale sono stati salvati finanziariamente dai corrispondenti (intendo politicamente) governi centrali. Ora i rubinetti sono chiusi, vediamo quanto durerà la Raggi quando sarà impossibilitata a pagare gli stipendi dei dipendenti e i fornitori del comune.

      Ma a quel punto la signora ci eviti di piagnucolare che non sapeva di trovare una situazione disastrata: lo sapeva benissimo e nessuno l’ha precettata. Voleva fare il sindaco? E ora si diverta.

  3. Ma sì, dai, se non altro ci divertiremo.

    Quanto tempo date, a queste due emerite figlie di papà con la puzzetta sotto al naso?

    • Poco, la cosa più divertente erano i notav esultare come tanti babbei e lei li ha già scaricati…le comiche…. antipatiche come due calci nei maroni…..
      Ci penserà enrico sasson di sassonia e la kasaminchiassociati

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