Roma, 18 giu – La notizia è di quelle che farà parlare per un’estate intera. Già sostituisce il delitto d’estate o lo scandalo da ombrellone. Ce la dà Libero, perché la stampa amica della sinistra quando fa comodo tace su tutto. È una questione di compagni e di barche. No, non quella del pentastellato col pugno chiuso e presidente della Regione Campania Roberto Fico. Uno di quelli che avevano sconfitto la povertà e ormeggiato nientedimeno nel porto militare di Nisida. Né qualche carretta caricata col palestinismo più becero e interessato e ribattezzata Flottilla. Stiamo parlando nientepopodimeno della barca di Adolf Hitler in persona.
Nessuna sfumatura al di fuori del rosso
Benvenuti nel circo del progressismo nostrano, meravigliosa riserva indiana dove la coerenza intellettuale è stata abbattuta per fare spazio a un moralismo a tasselli intercambiabili. Oggi la regola d’oro dei salotti buoni è semplice. Se sei un povero cristo e vuoi esporre tre banchi di libri alla fiera romana “Più libri più liberi”, devi esibire il patentino di antifascismo militante, firmare un’autocertificazione di purezza politica. E magari fare tre flessioni sui testi di Marx per dimostrare che non hai simpatie destrorse. Se non ti allinei al catechismo progressista, sei fuori. La cultura rossa non ammette sfumature: o sei un compagno con il bollino blu o sei un paria da cancellare.
Poi, però, la realtà – che notoriamente ha un senso dell’umorismo spietato e adora sputtanare i professionisti della virtù – decide di tirare un gavettone di fiele sulla kermesse guidata da Annamaria Malato.
Camerata, molla gli ormeggi!
Mentre i comitati editoriali radiografano i passaporti dei piccoli editori a caccia di microscopiche deviazioni ideologiche, si scopre il vero capolavoro del jet-set progressista. L’ex marito della direttrice della kermesse – l’ex senatore del Partito Democratico Raffaele Ranucci – è il felice e orgoglioso proprietario dello Skagerrak.
Cos’è lo Skagerrak? Un gioiellino della nautica commissionato nel 1939 dalla Marina tedesca per volere diretto e personale di Adolf Hitler. Battezzato in onore di una vittoria teutonica nella Grande Guerra. Avete capito bene: lo yacht del Führer. “Da allora la usiamo noi e c’è un pezzo di Hitler a Gaeta”, dichiarava anni fa con candido orgoglio nautico la sorella del senatore dem.
Il cortocircuito è così sublime che rasenta la pornografia politica. Immaginate la scena, immortalata pure in un video del 2015: Antonello Venditti, la colonna sonora ufficiale del progressismo piagnone e impegnato, se ne sta a bordo del panfilo nazista a fare allegre interviste al proprietario, cianciando amabilmente di fusti e di legni pregiati con lo Stromboli sullo sfondo.
Lì, cullati dal mar Tirreno, i fantasmi dell’Olocausto, le leggi razziali e l’invasione della Polonia spariscono d’incanto. Diventano dettagli d’arredamento. Sulla barca di Hitler non servono autodichiarazioni antifasciste. Lì si può godere del lusso totalitario senza che nessun grillino o piddino gridi al “ritorno del fascismo”. Il rigurgito nero fa paura solo a terra, se lo esprime un idraulico su X. In mare aperto, con una flûte di champagne in una mano e la tartina al caviale nell’altra, tutto diventa solo “collezionismo d’élite”.
I compagni e il letto della memoria
Questa schizofrenia della sinistra – rigidissima con i nemici e totalmente elastica con i propri vizi – non è un’eccezione. È il codice genetico della casta progressista. È lo stesso identico riflesso condizionato che ci rimanda a un altro intoccabile totem laico: Liliana Segre, l’icona globale dell’antifascismo istituzionale, che per oltre mezzo secolo è stata felicemente sposata con Alfredo Belli Paci.
Chi era il consorte? Un uomo che, dopo aver rifiutato Salò ed essere finito nei campi di prigionia, nel dopoguerra decise che il modo migliore per ripartire fosse candidarsi con il Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante. Sì, il partito dei nostalgici con la fiamma tricolore che nasceva dal catafalco del Duce targato acronimamente Msi. La Segre ha raccontato che minacciò il divorzio se lui avesse continuato la politica attiva con i neofascisti, ma alla fine l’amore (e il benessere) ha trionfato sui dogmi. Insomma: il fascismo è il male assoluto se lo vota il vostro vicino di casa, ma ci si può tranquillamente dormire nello stesso letto se l’anello al dito è quello giusto.
La morale dei giusti
La parabola di questa sinistra ipocrita e con la puzza sotto il naso è vecchia come il mondo. Quando si tratta degli altri – delle loro attività, dei loro libri, dei loro negozi o delle riforme istituzionali (con Riccardo Magi di Più Europa che schiuma rabbia urlando alla “riforma mussoliniana” per il premierato) – si tira fuori il calibro della purezza ideologica e si distribuiscono patenti di democrazia.
Ma quando si tratta dei propri resort, dei propri matrimoni d’alto bordo o dei propri yacht commissionati dal “dittatore più sanguinario della storia”, allora la realtà diventa “complessa”, “sfumata”, “da contestualizzare”.
Quindi, cari editori e poveri cristi della plebe, mettetevi l’anima in pace e (non) firmate quel pezzo di carta da bravi sudditi. Se volete vendere un libro a Roma, sotto la Nuvola, dovete giurare fedeltà eterna alla ditta. Se, invece, volete gustare lo spettacolo di un cielo stellato e godervi il mare italiano dalla barca personale del Reich basta avere in tasca la tessera del Pd e conoscere la persona giusta.
Tony Fabrizio