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rompuyBruxelles, 21 mar – Non siamo scolari un po’ asini da mettere dietro la lavagna, continua a ripetere il premier Matteo Renzi riferendosi all’euroburocrazia. Ha ragione: in genere i maestri di scuola si limitano a punire gli alunni disobbedienti ma almeno conservano il minimo di compostezza dovuto dal ruolo. Gli euroburocrati no, ti fottono e ti deridono.

L’ultima conferma arriva da quei due fior di statisti di Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo, e Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione. Durante una conferenza stampa a Bruxelles, una domanda sull’opportunità di far crescere il deficit pubblico dell’Italia per rispondere all’euroscetticismo dilagante in vista delle elezioni europee ha suscitato le ironie dei due rappresentanti della Ue.

Sguardi e sorrisi ammiccanti, poi Van Rompuy ha deciso di darsi un contegno: “Non ho ancora avuto occasione di parlarne con Renzi che vedrò domani mattina per valutare la natura delle sue dichiarazioni. Naturalmente tutti devono continuare ad applicare le regole concordate. Però discuterò con lui della portata precisa del suo intervento”.

Sebbene Renzi continui a ribadire che “l’Italia è uno di quei Paesi che i vincoli li rispetta”, il mese scorso la Commissione Ue ha declassato l’economia italiana tra quelle con squilibri macroeconomici eccessivi con Slovenia e Croazia. E il commissario per gli Affari economici Olli Rehn ha lamentato un ritmo insoddisfacente nella riduzione del deficit strutturale e del debito ormai vicino al 133% del Pil.

Forse è vero, non siamo scolaretti da mettere dietro la lavagna. Agli scolaretti capita talvolta persino di mandare a quel paese la maestra, quando questa manca di rispetto. A costo di essere espulsi da scuola.

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