Roma, 26 gen – La rosa dei tre nomi del centrodestra – Nordio, Moratti e Pera – per il Quirinale è stata bocciata da Pd-M5S-LeU, e ora Salvini, Meloni e Tajani pensano di giocare la carta Casellati: la presidente del Senato potrebbe essere votata domani, quando il quorum scende a 505 voti. Oggi intanto si voterà a partire dalle 11, ma si prevedono ancora schede bianche: difficile che i partiti vadano alla conta su qualche nome da bruciare.

Ieri hanno vinto di nuovo le schede bianche (Mattarella però ha preso 39 voti)

Ieri sono state 527 le schede bianche al secondo scrutinio. Al primo erano state 672. Aumentano rispetto alla prima votazione invece i voti dispersi: salgono infatti a quota 125 contro gli 88 registrati il giorno prima. Le schede nulle sono pari a 38. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato con 39 voti il più votato insieme al giurista Maddalena (39 voti anche per lui) nella seconda votazione.

Oggi l’incontro tra centrodestra e centrosinistra

I nomi fatti ieri dal centrodestra tanto per cambiare sono stati respinti dai giallofucsia. Letta, Conte e Roberto Speranza hanno fatto sapere che pur essendo “un passo in avanti, utile al dialogo” su quei nomi non si può sviluppare una “larga condivisione”. Oggi ci sarà un incontro tra delegazioni ristrette dei due schieramenti. Dal canto suo, il segretario del Pd evoca addirittura uno scenario da conclave: “La proposta che facciamo è quella di chiuderci dentro una stanza e buttiamo via le chiavi, pane e acqua, fino a quando arriviamo a una soluzione, domani (oggi, ndr) è il giorno chiave“. Dopo l’ennesimo no, Letta dunque apre al dialogo.

“A differenza di chi cambia idea dopo poche ore, la Lega continua a lavorare con contatti a tutto campo. Restiamo convinti dell’assoluto spessore delle candidature presentate oggi per il Quirinale ed è evidente la differenza tra noi e chi dice no a ripetizione e mette veti“. Così in una nota il Carroccio. Ma al di là dei proclami e delle intenzioni sbandierate di tentare un abboccamento per superare l’impasse, il centrodestra potrebbe andare alla prova di forza, giocando la carta Casellati.

Centrodestra tentato dal forzare la mano votando la Casellati domani

La presidente del Senato è stata volutamente tenuta fuori dalla rosa. Come dice Salvini, “abbiamo voluto tenere le cariche istituzionali al riparo dalla discussione”. Tradotto: non si è voluto bruciare il suo nome. Perché potrebbe essere quello giusto, anche se circola ampiamente e non è di certo tenuto segreto. Ora il centrodestra ha due possibilità: proporre la Casellati all’incontro di stamattina con il centrosinistra oppure andare alla prova di forza in Aula (magari con i voti dei centristi, di Iv o di pezzi del M5S). Certo è che nel secondo caso sarebbe difficile poi mantenere unita la maggioranza di governo. Se non impossibile.

In palio c’è la poltrona di presidente del Senato

Proporre la Casellati ufficialmente ha senso: la sua carica super partes è spendibile. Certo, il Pd potrebbe ancora una volta dire di no, giudicandola comunque di parte per il suo passato berlusconiano. Ecco perché il centrodestra potrebbe andare avanti per conto suo, già alla quarta votazione, con il sostegno dei centristi, di Renzi o dei 5 Stelle. Lo scranno più alto del Senato andrebbe a chi ci sta, è la proposta. Certo, se i 5 Stelle votassero per la Casellati, spaccherebbero la coalizione con il Pd. Invece Iv ha le mani più libere, anche se ufficialmente fa sapere che voterebbe per la presidente del Senato solo in caso di un accordo sottoscritto da tutti i partiti.

Altrimenti per fermare la corsa di Draghi c’è il Mattarella bis (e forse Casini)

Se invece il centrodestra non dovesse giocare la carta Casellati, restano in piedi due scenari per scongiurare che Draghi vada al Colle (in questo Lega e M5S sono d’accordo): uno è il Mattarella bis, l’altro è il centrista ex centrodestra ora eletto nel Pd Pier Ferdinando Casini. Da sempre spinto da Renzi, l’ex presidente della Camera è però osteggiato da FI, che lo considera un traditore.

Certo è che Letta, con i suoi continui no, rischia di far precipitare la situazione. Anche perché il leader dem è l’unico che sbandiera la sua volontà di assecondare le mire quirinalizie di Draghi. Tuttavia in tanti ritengono che per come si sono messe le cose, se l’attuale premier andasse al Quirinale, la maggioranza avrebbe i giorni contati. E questo dovrebbe averlo capito pure Letta, il cui obiettivo principale è restare al governo.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. Non capisco perché Frattini sia scomparso; Anche se qualcuno lo indica come filorusso ma è tutto da dimostrare, meglio un filorusso che un filoamericano. Avere un presidente amico di Putin sarebbe una vera opportunità; Berlusconi sarebbe stato il personaggio giusto ed è un peccato che si sia ritirato. Ora signori, rispolverate Frattini oppure pensate a Calderoli.

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