Roma, 26 gen – Risanata (a spese pubbliche) per poter essere più facilmente piazzata sul mercato. Possibilmente quello straniero. Avevamo parlato del piano di “rilancio” di Ita, la fu Alitalia, come di una eutanasia programmata. Il malcelato scopo? Quello di cedere il nuovo vettore il prima possibile, magari a Lufthansa. E’ passato un anno e le più fosche previsioni sembrano trovare ogni giorno conferma.

Ita, le mire di Lufthansa e il rischio di una compagnia “leggera”

Lo scorso fine settimana le carte hanno iniziato a scoprirsi. Inizialmente la compagnia di bandiera tedesca pareva intenzionata (al netto delle smentite di prammatica) ad un ingresso nel 40% del capitale di Ita. A poche ore di distanza la posta in gioco si alza: sempre Lufthansa, questa volta insieme al gruppo Msc (fondato a Napoli ma con sede a Ginevra), starebbe valutando l’ipotesi di entrare con una quota di maggioranza, lasciando al ministero dell’Economia il resto delle azioni.

Il valore totale dell’operazione si aggirerebbe attorno agli 1,5 miliardi di euro. All’incirca quello che, ad oggi, il governo ha investito in Ita per far risorgere una compagnia aerea nazionale. Pari e patta, dunque? No, perché la “semplice” contabilità non tiene conto degli ulteriori oneri – cassa integrazione in primis e disoccupazione in secondo luogo – che siamo (e saremo) costretti a sobbarcarci per aver accettato supinamente tutte le imposizioni Ue per garantire la “discontinuità” rispetto ad Alitalia.

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La chiamano libera concorrenza di mercato. Quello, nello specifico del comparto aereo, per il quale paghiamo due volte. Che oggi diventano tre, perché nel frattempo il governo (Conte prima, Draghi dopo) ha fatto pulizia di quel che restava, arrivando alla fine a costituire una compagnia “leggera”, senza debiti (per quanto – e non poteva essere altrimenti – ancora con i conti traballanti), con flotta ridottissima e, al di là delle promesse da tradurre in realtà, senza piano industriale degno di questo nome. Un boccone che pareva cucinato apposta per finire nella bocca di qualcuno.

Filippo Burla

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