Reggio Emilia, 22 ago – Già un anno fa qualcuno aveva iniziato ad avanzare dei sospetti in merito al sistema di affidi dei servizi sociali della Val d’Enza, ben prima che l’inchiesta Angeli e Demoni si svelasse in tutto il suo orrore. Parliamo del consigliere del M5S in seno all’Unione Val d’Enza Natascia Cersosimo, che il 26 luglio del 2018 – così riporta il Resto del Carlino – aveva chiesto di fare luce su alcuni aspetti poco chiari della situazione, come la richiesta di ulteriori fondi per finanziare il sistema, ad esempio, e l’abnorme numero di segnalazioni di casi di maltrattamenti: «Duecentomila euro in più per i minori affidati, forse è ora che iniziamo a guardarci dentro. 150 minori allontanati dai genitori? Mi sembra una follia – e poi aggiunge in dialetto – in Val d’Enza ‘a ghe la busa’ (c’è la buca, in dialetto)».

Un muro di gomma

Oggi, a inchiesta svelata, la Cerosimo può parlare con cognizione di causa: «Solo in quel caso abbiamo avuto contezza dei dati reali – spiega – Le intenzioni erano quelle di controllare questi dati, ma non avevamo grossi mezzi, per fortuna ci ha pensato la magistratura. Addirittura quando mettevamo in dubbio questa attività dei servizi sociali, ci accusavano di fare il gioco di chi maltrattava i bambini». Guai a mettere in dubbio «l’operato della Anghinolfi (la dirigente dei servizi sociali dell’Unione, indagata agli arresti domiciliari) e del servizio sociale era come una lesa maestà, in pratica ci siamo trovati davanti ad un muro di gomma». E fu proprio la Anghinolfi, «papessa» della cupola di affidi e ultrà dei diritti lgbt, che il 26 giugno del 2018 mandò una missiva all’Unione con la quale giustificava la richiesta di un ulteriore finanziamento: «… Purtroppo alla data odierna sono pervenuti al servizio 22 minori per i quali non era prevedibile la necessità di attivazione di affidi familiari». Ventidue minori in un sol giorno, per il sostegno dei quali la psicoterapeuta stimava «fino alla fine al 31/12/2018» una somma «di circa 350.000 euro» e richiedeva una richiesta immediata di trasferimento di fondi per complessivi 100mila euro.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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