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Roma, 26 mag –  La Cgia, nel suo ultimo studio, ha denunciato le violazioni da parte della Pa della legge in materia di pagamenti nei rapporti commerciali con le aziende private. In pratica molti enti pagano i fornitori in grave ritardo. Si tratta di un male diffuso che non risparmia neanche l’Inps, l’Inail e alcuni ministeri. Il centro studi veneto è giunto a queste conclusioni estrapolando i dati relativi agli Indicatori di tempestività dei pagamenti (Itp) e l’ammontare dei debiti commerciali delle principali Amministrazioni pubbliche presenti in Italia.

I ritardi dell’Inps e dell’Inail

Dall’analisi degli artigiani di Mestre emergono dati impietosi.  Nel 2018 l’Inps ha registrato un Itp pari a +10,13.  Questo dato certifica che l’anno scorso l’Istituto ha liquidato i propri fornitori con oltre 10 giorni medi di ritardo rispetto alle disposizioni previste dalla legge in materia di tempi di pagamento. Tutto ciò, al 31 dicembre 2018, ha contribuito a produrre un debito commerciale complessivo nei confronti dei fornitori pari a 157,2 milioni di euro.

Per quanto riguarda l’Istituto nazionale Assicurazione ed Infortuni sul Lavoro (Inail), invece, nel 2018 l’Itp (riferito al 4° trimestre 2018) è stato pari a +54,45: in pratica l’istituto in questo ultimo trimestre ha saldato i propri fornitori con quasi 2 mesi di ritardo. Stupisce inoltre che lo stesso ente non abbia ancora pubblicato l’ammontare complessivo del debito maturato al 31 dicembre 2018 nonostante sia obbligato a farlo dalla legge.

I ministeri che pagano in ritardo le imprese

La situazione non migliora prendendo in esame i vari ministeri: la metà di essi infatti paga le aziende in ritardo.  Da segnalare la situazione critica del ministero della Difesa. L’anno scorso ha liquidato i fornitori con 67 giorni di ritardo e ha maturato a fine anno ben 313,2 milioni di debiti. Anche il Viminale non se la passa bene: nel 2018 ha saldato le fatture dopo 60,9 giorni dalla scadenza. Fortunatamente ci sono delle lodevoli eccezioni. I più celeri a pagare, secondo la Cgia, sono stati il ministero dell’Istruzione (Itp pari a -7,74), quello degli Esteri (-19,70) e quello della Giustizia (-27,38), anche se non hanno pubblicato sui loro siti l’ammontare dei debiti accumulati.

La Pa non è capace di dare il buon esempio

Questi dati fanno balzare agli occhi un’evidente contraddizione che riguarda il rapporto tra gli italiani e la pubblica amministrazione. Infatti, come giustamente sottolinea Paolo Zabeo (coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia), “quando sono le imprese a ritardare il versamento dei contributi previdenziali o assicurativi questi istituti (Inps, Inail) sono solerti e intransigenti nel far scattare immediatamente le sanzioni e gli interessi di mora previsti dalla legge. Diversamente, quando sono chiamati a liquidare i propri fornitori, questa inflessibilità nel rispettare i tempi di pagamento viene inspiegabilmente meno”. Un doppiopesismo che mina profondamente la credibilità dello stato agli occhi dei cittadini.

Salvatore Recupero

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