Roma, 26 mag – Alla fine il giorno tanto atteso è arrivato. Circa 51 milioni di italiani potranno oggi recarsi alle urne per esprimere che cosa pensano veramente di questa Unione europea. Il primo fronte è composto da chi ritiene positivo, o comunque irreversibile, il processo di integrazione continentale, sempre più proteso verso la creazione di un enorme Stato federale, ossia gli Stati Uniti d’Europa, con tutto quel che ne consegue in termini di cessioni di sovranità. Tra questi figurano il Partito democratico, Forza Italia, +Europa e altre sigle della sinistra italiana. Il secondo schieramento, d’altra parte, abbraccia quei soggetti che intendono «cambiare l’Europa dall’interno», come la Lega, il M5S e Fratelli d’Italia. A proporre un’uscita da Ue ed euro, dopo la svolta moderata di Salvini e Di Maio, è invece rimasta solo CasaPound Italia.

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Le Europee e il governo italiano

Nonostante i proclami – spesso roboanti – di alcuni partiti, abbiamo già spiegato perché questa Unione europea è, di fatto, irriformabile. Chi crede che, con queste elezioni, potranno cambiare i rapporti di forza a livello continentale, sta coltivando una pia illusione. Ma se queste Europee possono cambiar qualcosa, si tratta proprio del futuro del governo italiano. Se la Lega dovesse davvero superare abbondantemente il 30%, e il M5S subisse effettivamente un tracollo, allora Salvini potrebbe andare a batter cassa da Di Maio e pretendere un rimpasto di governo più favorevole al Carroccio. A quel punto, però, sarà da vedere se Di Maio e il M5S vorranno accettare questo (umiliante) ridimensionamento.

Il ribaltone Pd-M5S

Ma, oltre al rimpasto, c’è anche un’altra possibilità: se il M5S dovesse tenere e il Pd recuperasse qualche punto rispetto al risultato (disastroso) delle Politiche, grillini e dem potrebbero veramente pensare di pensionare anzitempo Salvini e convolare a strane e improbabili nozze. Insomma, i nemici storici, pur di arrestare l’ascesa del leader della Lega, potrebbero trovare un’intesa per un governo dem-stellato. I rischi, però, sarebbero per entrambi altissimi: con il Carroccio primo partito italiano fuori dall’esecutivo, e due partiti divisi praticamente su tutto, piddini e pentastellati potrebbero durare ben poco e, alle elezioni nazionali, regalare alla Lega un 40% dei consensi.

L’ombra del Colle e lo spettro di Draghi

Lo scenario più infausto, tuttavia, è quello di un ennesimo governo tecnico. Un «governo del presidente» che imporrà l’agenda globalista e ulteriori salassi a una nazione già in recessione da anni. Mattarella, in effetti, non intende minimamente dare il via libera a elezioni anticipate. In assenza di una maggioranza parlamentare, il Colle potrebbe quindi spianare la strada a un esecutivo tecnico guidato da Mario Draghi, e sostenuto da M5S, Pd e Forza Italia. Silvio Berlusconi, del resto, ha già annunciato di gradire questa soluzione. Ma anche qui le incognite sono molte: quanti saranno davvero pronti a sostenere un governo che, come quello di Monti imposto da Napolitano, verrà ricordato con odio e rancore dalla stragrande maggioranza degli italiani? Insomma, Mattarella potrebbe fare un’altra figuraccia dopo quella rimediata con Cottarelli esattamente un anno fa. In ogni caso, se queste Europee hanno un senso, sarà proprio quello di indirizzare il futuro non della Ue, bensì dell’Italia.

Valerio Benedetti

2 Commenti

  1. Nota – i risultati di queste elezioni non modificano la composizione del Parlamento: i numeri non cambiano. Al più, possono servire alle “forze” politiche per esercitare reciproche “pressioni”. Non che le “pressioni” siano cosa da poco, ma non introducono cambiamenti alla struttura numerica del Parlamento, struttura che sarebbe invece modificabile e modificata con elezioni politiche nazionali.
    Stupidaggini? Non credo proprio.

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