Roma, 21 lug — Sta per terminare il romanzo a cui aveva lavorato da mesi, quando un giorno scopre che la bozza dell’opera — un file da 1,3 milioni di caratteri — risulta scomparsa dal Cloud in cui era stata salvata: non per una svista legata al salvataggio, ma perché l’intero testo è stato censurato, a causa di «contenuti sensibili» individuati dal gestore della «nuvola». E’ accaduto in Cina, dove ormai siamo alla censura preventiva, attuata prima che lo scritto venga dato alle stampe. Non è certo una novità che il mondo digitale del Dragone sia soggetto allo strettissimo controllo delle autorità.

Romanzo censurato prima che esca dal pc dello scrittore

La scrittrice, in preda allo scoramento, si è sfogata raccontando l’incredibile vicenda del romanzo censurato sul forum letterario Lkong e sul social network Xiaohongshu. E lì ha scoperto di non essere sola: la sventura occorsale era capitata a molti altri utenti, che lamentavano di essere stati vittime di censura operata direttamente sul Cloud di archiviazione dati di Wps Office, il pacchetto cinese utilizzato in alternativa a Google Docs o Microsoft Office 365.

La stessa azienda deve vigilare sui documennti

«Chi ha concesso a Wps Office il diritto di esaminare documenti privati e di decidere arbitrariamente cosa farne?», è la domanda della scrittrice. Il caso ha attirato la curiosità di molti influencer, che hanno pubblicamente denunciato l’accaduto rendendo virale l’infausto episodio. Tanto è stato il clamore social da spingere Kingsoft, l’azienda software proprietaria del servizio, a giustificarsi su Weibo riferendo che «tutte le piattaforme che forniscono servizi di informazione online sono responsabili della revisione dei contenuti diffusi sulle loro piattaforme». Lo prevede la legge cinese sulla sicurezza informatica. La quale prevede pure che Wps Office non disponga della crittografia end-to-end (quella che, per intenderci, «gira» su applicazioni come Whatsapp) che avrebbe reso impossibile a Kingsoft di analizzare riga per riga il romanzo successivamente censurato.

Lieto fine

L’atteggiamento delle autorità di Pechino in materia di censura digitale è tradizionalmente uno dei meno trasparenti al mondo: in mancanza di risposte chiare e nel tentativo di dissipare la cortina fumogena i cittadini cinesi ovviano alla mancanza di chiarezza cercando risposte in Rete (finché gli è concesso). La sfortunata scrittrice del romanzo censurato può comunque tirare un sospiro di sollievo (fino alla prossima volta): secondo quanto riferito dal South China Morning Post, infatti, dopo aver sporto reclamo è riuscita nuovamente ad accedere al documento, risultato privo di elementi problematici dopo un’attenta analisi. Forse è il caso di riconsiderare l’uso delle care, vecchie carta e penna?

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Talvolta, forse è il caso di lavorare anche con un PC… scollegato, sempre fuori dalle reti e dai cloud od altri tipi di sacchi, sacchetti per leprotti in erba.

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