Roma, 21 lug – Il centrodestra dunque esce dalla maggioranza e, di fatto, conclude il processo di crisi di governo. Con la mancata partecipazione al voto di ieri, Lega ed Fi cristallizzano la perdita del supporto parlamentare dell’ormai ex-premier Mario Draghi.

Centrodestra, maggioranza e una coalizione da rifondare

Il centrodestra fuori dalla maggioranza è un pallido raggio di sole nella storia torbida di una coalizione che, negli ultimi anni, si è votata parecchio al suicidio, quanto meno in termini di prospettive elettorali. Un centrodestra che, sebbene avanti ufficialmente nei sondaggi, quelle prospettive potrebbe vederle molto più negative di quanto si possa pensare. Troppi ripiegamenti, troppe urla senza alcuna possibilità di ascolto (Lega, nella fase pandemica soprattutto), impossibilità o poco coraggio nel proporsi in modo discontinuo. Il Carroccio ne ha pagato di più le conseguenze, mentre la Meloni tiene benissimo, anche per il fatto di non essere, finora, mai finita in alcun governo. E poi, certo, c’è Forza Italia. Una specie di “Pd 2.0” che qualche suo ormai ex-membro (come Mariastella Gelmini) ha avuto il coraggio di definire come “ostruzionista”, un partito che “mette i bastoni tra le ruote” all’azione governativa. Ovviamente, non è così.

Un compattamento scontato. Ma servirà molto altro

Il centrodestra fuori dalla maggioranza potrebbe perfino compattarsi in futuro, stanti le sue attuali palesi divisioni. Del resto, nella “peggiore” delle ipotesi, alle prossime elezioni politiche ormai manca meno di un anno. E non ha senso non trovare un’unità, almeno di facciata. In ogni caso, le compagini che formano il centrodestra fuori dalla maggioranza si sono contraddistinte per una politica estremamente ripiegata, timida e incapace di proporre alternative serie a chi governa questo Paese (spesso, senza neanche vincere le consultazioni elettorali). Sulle cause “incolpevoli” potremmo discutere all’infinito. Sulle colpe, però, dobbiamo soffermarci. Non concentrarsi sulla formazoone culturale è sicuramente tra queste, come lo è la mancanza assoluta di coraggio, anche nel provare a distanziarsi in modo decisivo dalle coalizioni dominanti. Per quanto il distacco di ieri, da una prospettiva di centrodestra, sia un piccolo raggio di sole per costruire qualcosa di valido, servirtà impegnarsi anche su tutto il resto. E chi scrive dubita, sinceramente, che questo accada. Quanto meno in tempi brevi.

Stelio Fergola

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