Roma, 14 feb – A margine del partecipato convegno sulla Remigrazione promosso dal “Comitato Remigrazione e Riconquista”, svoltosi ieri al Tower Airport Hotel di Genova, si è consumato l’ennesimo episodio di agitazione ideologica fuori tempo massimo. Protagonista il presidente del Municipio Medio Ponente, Fabio Ceraudo (M5S).
La remigrazione a Genova
Prima il tentativo di ottenere dalla direzione dell’hotel la revoca della sala regolarmente prenotata. Poi l’irruzione durante le interviste ai relatori, con slogan antifascisti urlati alle loro spalle. Il tutto in un momento particolarmente delicato, mentre si ricordava la recente morte di un giovane militante francese aggredito da antifascisti. Una scena scomposta, che ha creato tensione e disordine senza aggiungere alcun contenuto politico al dibattito. Alle contestazioni dei presenti sulla presenza, a Genova, di un clima di intimidazione politica definito da alcuni come “mafia antifascista”, Ceraudo non ha replicato nel merito. Ha preferito allontanarsi rapidamente, salvo poi affidarsi ai social e ai media per rivendicare un ruolo da vittima. Una narrazione prontamente rilanciata dal sindaco Silvia Salis, rimasta invece in silenzio negli ultimi mesi rispetto agli episodi di violenza e ai danneggiamenti rivendicati dagli ambienti di Genova Antifascista.
Il consigliere Gambino demolisce Ceraudo
Sulla vicenda è intervenuto il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Antonino Sergio Gambino, con parole nette. “In uno Stato di diritto – ha scritto – la libertà di parola e di pensiero non è una concessione: è un diritto garantito dalla Costituzione e dalle leggi”, e “solo queste prevedono quando queste libertà possono essere limitate”. Gambino ha poi sottolineato un punto istituzionale preciso: “Francamente, quando ho studiato all’università diritto costituzionale, privato e pubblico, non ho mai trovato articoli che attribuiscano al presidente di un municipio il potere di impedire o limitare diritti fondamentali delle persone”. Da qui la domanda, che è anche un atto d’accusa politico: “Chi è il presidente di municipio Ceraudo per andare a provocare e cacciare chi ha regolarmente prenotato una sala?”.
Il consigliere FdI ha inoltre bollato queste uscite come inutili e pericolose: “Solo io penso che certe ‘piazzate’ non solo alzino inutilmente la tensione, ma risultino estremiste e sovversive?”. E ha chiuso con un affondo che sposta l’attenzione dal teatro ideologico ai problemi reali del territorio: “Non siamo in Corea del Nord e invece di cercare quei 5 minuti di notorietà dovrebbe concentrarsi su ben altro visto che nel municipio dove dovrebbe governare, il degrado la sporcizia e l’insicurezza stanno aumentando esponenzialmente”.
Una piazzata che copre il lassismo sui municipi di Genova
Resta il dubbio che la piazzata fosse funzionale a spostare l’attenzione dai problemi concreti del Medio Ponente. Un territorio che, secondo numerose segnalazioni dei residenti, vive un progressivo peggioramento delle condizioni di vivibilità. A preoccupare sono il degrado urbano, l’aumento dell’insicurezza percepita, la trasformazione del tessuto commerciale con la chiusura di attività storiche e l’apertura massiccia di esercizi etnici, la svalutazione immobiliare e il fenomeno delle abitazioni trasformate in dormitori.
Particolarmente delicata la situazione nei cantieri navali, dove l’immissione di manodopera extracomunitaria attraverso subappalti ha prodotto, in diversi casi segnalati, condizioni di forte dumping salariale e irregolarità contrattuali. Non esistono “lavori che gli italiani non vogliono fare”: esistono stipendi che non consentono di vivere dignitosamente. Quando le retribuzioni si dimezzano rispetto ai contratti nazionali, il problema non è la mancanza di manodopera, ma la compressione dei diritti.
Molti cittadini del Ponente hanno reagito criticamente all’episodio, esprimendo dissenso sui social e ricordando le numerose denunce già avanzate nei mesi scorsi sullo stato della circoscrizione. Al di là delle polemiche, resta una domanda politica: un amministratore deve garantire il confronto democratico o trasformarsi in gendarme del pensiero unico?
Vincenzo Monti