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carcereRoma, 31 mar – Gli immigrati? Delinquono sei volte più degli italiani. Non lo dice Salvini o qualche forum della fantomatica “ultradestra”, ma il professor Luca Ricolfi, in un articolo comparso qualche giorno fa sul Sole 24 Ore. L’editorialista e docente universitario butta lì il dato en passant, come se fosse ovvio. E infatti lo è, per chi vede con occhi sgombri dall’ideologia ciò che accade per strada o per chi abbia conoscenza della realtà carceraria. Ma stupisce lo stesso leggere tanta franchezza in un giornale istituzionale, per bocca di un compassato analista, di quelli insomma che poi ti ritrovi a Ballarò a magnificare le virtù dell’accoglienza.

“In un paese come l’Italia – scrive Ricolfi – il tasso di criminalità degli immigrati è circa sei volte quello degli italiani, e probabilmente poggia più su una minore avversione al rischio che su speciali, indimostrate, tendenze criminali connesse alle varie etnie. Come tale può essere ridotto semplicemente alzando il rischio, ovvero il prezzo, della commissione di reati. Se, ad esempio, un ospite di paese europeo che commette reati perdesse definitivamente il diritto ai benefici del welfare (in caso di reati minori) e il diritto di risiedere in Europa (in caso di reati gravi), la maggiore propensione al rischio degli immigrati sarebbe bilanciata dai costi della violazione delle regole”.

Niente benefici sociali e via dall’Europa: sembrano proposte di buon senso, anche se per molto meno si rischia di essere etichettati come razzisti. Ovviamente il buon senso massimo sarebbe quello di cercare di impedire l’immigrazione all’origine, ma non pretendiamo troppo, anche perché Ricolfi non può esimersi dal precisare che è “giustamente” che l’Europa “cerca di accogliere entro i propri confini” gli immigrati, ovvero “rifugiati e migranti economici”. Non ci siamo, ma, come detto, accontentiamoci del minimo sindacale, ovvero del riconoscimento che l’immigrazione è una piaga criminogena. Giova, a tal proposito, ricordare la confessione del sociologo Marzio Barbagli, il quale, analizzando i dati in materia, ha ben descritto lo psicodramma della sinistra culturale alle prese con il vero volto dell’immigrazione: “Non volevo vedere: c’era qualcosa in me che si rifiutava di esaminare in maniera oggettiva i dati sull’incidenza dell’immigrazione rispetto alla criminalità. Ero condizionato dalle mie posizioni di uomo di sinistra. E quando finalmente ho cominciato a prendere atto della realtà e a scrivere che l’ondata migratoria ha avuto una pesante ricaduta sull’aumento di certi reati, alcuni colleghi mi hanno tolto il saluto […]. Ho fatto il possibile per ingannare me stesso. Mi dicevo: ma no, le cifre sono sbagliate, le procedure d’analisi difettose. Era come se avessi un blocco mentale…”. Quel blocco, purtroppo, si è ormai diffuso in tutto il continente. Con i risultati che sappiamo.

Adriano Scianca

5 Commenti

  1. A proposito di situazioni come quella di Maurizio Bagli… che per fortuna s’è ripreso un attimo. Non è una questione di essere razzisti, è una questione di necessità. Gli immigrati del terzo mondo innanzi tutto devono delinquere per mangiare, e poi sono molto più svegli e talvolta crudeli di noi, venendo da situazioni di povertà, se non di guerra. Sostanzialmente ci stiamo portando dentro gente che ha abbastanza pelo sullo stomaco per strafottersene di tutto. Solo il fatto di attraversare il mare con un barcone marcio rischiando di affogare richiede una buona dose di palle. Ergo, non potevamo aspettarci che delinquessero molto di più di noi.

    Avevo un collega di sinistra, legato alla sinistra movimentista, intelligente anche se facile all’infervoramento. Dati alla mano, e un paio di articoli vostri, solo per avviare una discussione, e mi è successa la stessa cosa: freddezza e spallucce in cambio. L’immigrazione di masse intere di uomini diventano improvvisamente “fatti storici che non si possono contrastare e sono sempre successi”. Alla faccia dell’impegno politico! Ma non dovevamo darle ai capitalisti sfruttatori che li obbligano ad emigrare?

    Sì, c’è un dogma di fondo. Inscalfibile, in alcuni.

  2. Milo, hai perfettamente ragione. Comunque i casi sono due: o tutto questo ci costringerà a tirare fuori le palle, o soccomberemo. Sono un inguaribile ottimista e propendo per la prima. Ci vorrà tempo, occorrerà sbriciolare tutti i tabù antirazzisti con cui i truffatori di Norimberga hanno sigillato la coscienza europea, ma ci s’arriverà. Quanto più sono poderosì i tabù, tanto più sarà dirompente la reazione. Ne vedremo delle belle. Altro che paralume in pelle umana…

    • Finiremo come le riserve dei nativi americani ,a cui non è permesso neanche fare politica o ricorprire ruoli importanti
      w la democrazia importata dagli states

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