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Roma, 4 giu – Non accenna a placarsi la diatriba intorno all’utilizzo dell’idrossiclorochina, il farmaco antiamalarico che in molti ritengono utile per prevenire l’infezione da coronavirus. E ieri il fronte del «no», sostenuto strenuamente dall’Oms, ha ricevuto un duro colpo, tanto da costringere l’Organizzazione mondiale della sanità stessa, che aveva precedentemente sospeso i test sul farmaco, a riprenderne gli studi sull’efficacia. 

L’Oms aveva intimato l’alt ai test il 25 maggio, in seguito alla pubblicazione di un articolo sulla rivista medica internazionale Lancet, in cui si asseriva che il farmaco aumentasse il tasso di mortalità dei pazienti con Covid-19 e il rischio di complicazioni cardiache. Ebbene, ieri è arrivato il dietrofront direttamente dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha spiegato che gli scienziati da lui interpellati «non ritengono ragionevole interromperli». Il famoso studio apparso su Lancet che l’Organizzazione aveva preso come oro colato, come verità incontrovertibile e incontestabile è stato analizzato e messo in dubbio da fior di esperti e martedì Lancet e il New England Journal of Medicine si sono entrambi pronunciati con preoccupazione contro l’articolo e sull’interpretazione dei dati contenuta in esso. Lo studio che ha convinto l’Oms a sospendere le ricerche, potrebbe avere «gravi questioni scientifiche» che ne mettono in questione l’attendibilità.

In particolare sarebbero stati 120 gli scienziati e medici a contestare la ricerca, indicando in una lettera al direttore di Lancet i diversi punti non chiari: «Non c’è stata una revisione etica»; «Non c’è stata alcuna menzione dei Paesi o degli ospedali che hanno contribuito alla fonte dei dati e nessun riconoscimento ai loro contributi», i medici coinvolti nello studio «Non hanno rilasciato il loro codice o i loro dati».  Così ieri Lancet ha pubblicato i propri dubbi sulla ricerca in questione: «Sono stati sollevati importanti quesiti scientifici riguardo ai dati riportati nell’articolo – si legge nel comunicato – abbiamo voluto esprimere la nostra preoccupazione per avvisare i lettori che sono stati portati alla nostra attenzione seri interrogativi scientifici».

Ma il comunicato di Lancet agli scienziati firmatari del documento non è bastato: «Non è abbastanza, abbiamo bisogno di una vera valutazione indipendente», scrive su Twitter il ricercatore James Watson, uno dei promotori della lettera aperta. Gli fa eco il professor Stephen Evans, della London School of Hygiene and Tropical Medicine: «Vi sono dubbi sull’integrità dello studio Lancet. A posteriori, sembra che i responsabili politici abbiano fatto troppo affidamento su questo documento».

Così alla fine il direttore generale dell’Oms ha dovuto fare marcia indietro: «Come sapete il gruppo esecutivo aveva sospeso il trial» ma «sulla base dei dati disponibili sulla mortalità, i membri del comitato hanno ritenuto che non vi siano motivi per modificare il protocollo di prova», ha spiegato. «Il comitato per la sicurezza e il monitoraggio dei dati continuerà a monitorare da vicino la sicurezza di tutti i trattamenti terapeutici».

 

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. E’ nato tutto quando il governo australiano ha saputo che i 5 ospedali australiani citati nello studio come fornitori di dati su pazienti hanno dichiarato di non saperne nulla.E’ molto probabilmente una truffa dei poteri occulti della dittatura sanitaria per togliere un farmaco efficace e farci credere che non esistono terapie se non il vaccino con microchip che fara’ forse risultare anche positivi ai coronavirus per giustificare ulteriori incarcerazioni dei popoli e depredazione dei loro beni