
Con la copertura offerta dalla marina militare italiana, infatti, da quel momento non era più necessario studiare il meteo e le correnti marine prima di ammassare centinaia di disperati su un traballante relitto e trasportarlo in acque internazionali. Una semplice telefonata alla capitaneria di porto sarebbe bastata a condurre il lavoro a buon fine, riducendo al minimo il rischio che scafisti e criminali potessero essere individuati ed arrestati. L’ennesimo pasticcio di una politica non già basata sul ruolo che lo Stato deve avere nei contfronti dei problemi (ovvero stabilire una linea e portarla avanti) ma alimentata dalla necessità tutta elettorale di “tendere la mano”, di “affrontare l’emergenza”: in sostanza, di elargire favori temporanei a spese della collettività.
E così si arriva al drammatico bilancio dei 2200 morti in mare negli ultimi tre mesi, che si sommano ai 1900 deceduti dall’inizio dell’anno a Giugno. Mai così tanti. Al punto che gli stessi esponenti del governo, accorsi oggi a Lampedusa a piangere lacrime di coccodrillo nell’anniversario del grande naufragio, vengono contestati dai cittadini esasperati, che non accettano il principio per il quale l’Italia deve sentirsi colpevole di ogni tragedia che accade al largo delle nostre coste.
Francesco Benedetti