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Roma, 15 nov – Sul fondamento della nuova alchimia bancaria, che muta la carta stampata in oro e, di più, nelle inossidabili catene dell’indebitamento, la classe liquido-finanziaria dei signori della globocrazia no border ha acquisito il monopolio della creatio ex nihilo della moneta e del rating (ossia di quanto pagano i soggetti pubblici o privati per ottenere danaro). Tutto il mondo si indebita verso la classe dominante per il semplice tempo che avanza accumulando interessi. La virtualizzazione luciferina della turbofinanza ha condotto, in effetti, alla creatio ex nihilo di valori contabili immensi, ma privi di fondamento reale, nonché alle bolle immobiliari e mobiliari, ai crolli e alle recessioni. Per questa via, giovandosi di asset tossici e di palesi frodi finanziarie, il Signore global-elitario rinsalda sempre più il proprio dominio sul Servo nazionale-popolare pauperizzato: con la propria governance, impone ai governi le proprie scelte finanziando mirate politiche e definanziando altre.
Più precisamente, la classe usurocratica al comando esautora e dirige lo Stato con le leve del debito e del rating: in tal modo, le politiche sono dettate dai mercati speculativi. Inoltre, egemonizza gradualmente anche la ricerca scientifica, l’istruzione e la giurisdizione.
L’arcano del big business bancocratico risiede nel fatto che le banche percepiscono interessi su danaro di cui non dispongono realiter e che fingono di prestare per il tramite dell’apertura di accrediti contabili aventi per esse un costo che, di fatto, risulta nullo. La classe turbofinanziaria dei globalizzatori e dei banchieri, che sempre più figurano e agiscono come detentori del monopolio planetario della moneta, genera moneta ex nihilo e, per il suo tramite, preleva potere d’acquisto dalla società senza nulla dare: rectius, lo presta con interesse e si fa, poi, rimborsare con danaro prodotto mediante il lavoro della classe dominata nazionale-popolare. 
In questa prospettiva, in cui le bad companies traslano i costi verso la collettività e riversano il patrimonio aziendale in nuove compagnie che vengono prontamente privatizzate, risulta chiaro come il sole che le banche non si limitano a intermediare il risparmio e a esercitare il credito. Creano anche mezzi monetari. Il cosiddetto “signoraggio” consiste in siffatto gesto dell’impadronimento del potere di acquisto di ricchezza reale in assenza di un valore reale dato in cambio. È, in altri termini, la facoltà di emettere moneta avente potere d’acquisto indipendente dal suo valore proprio.
Come è noto, nella sua fase aurorale, il capitale si costituì sul fondamento dell’“accumulazione originaria”, delineata nel capitolo XXIV del primo libro del Capitale. Il nuovo capitalismo assoluto-totalitario sta ora conoscendo una sorta di seconda accumulazione originaria, di matrice finanziaria.
Essa è centrata non più sull’esproprio coatto delle terre comuni, bensì sull’emissione di nuovo danaro ex nihilo da parte dei signori della bancocrazia e del core business, i quali, in tal guisa, acquisiscono unilateralmente per sé un potere d’acquisto di beni e servizi del mercato, su cui esercitano il loro potere. Se la prima accumulazione fu violenta, questa è silenziosa e anonima, ma non meno tragica negli effetti prodotti. È solo in questa luce che si spiegano tanto la cosiddetta crisi americana del 2007, quanto – per rimanere in terra italica – la perdita di circa il quaranta per cento del potere d’acquisto del popolo italiano con il transito dalla lira alla moneta unica dell’euro. Questo aspetto, peraltro, rivela come la globalizzazione sia anche e non secondariamente un processo mediante il quale la produzione di beni e servizi si trasla nella dipendenza monetaria e creditizia verso un sistema bancario privato e sempre più marcatamente postnazionale.
Il capitalista bancario-monetario figura, infatti, come money-maker e, insieme, come money-giver, creando ex nihilo la moneta e prestandola con il chiaro obiettivo dell’indebitamento dei “beneficiari”: estrae non solo il frutto del lavoro, ma anche il risparmio dall’intera classe dominata. Per sua essenza, la finanza genera ricchezza creando denaro a costo zero. Ma, in tal maniera, crea carta e non ricchezza: con l’ovvia conseguenza per cui la ricchezza che ottiene deve sottrarla, con tassazioni ed escogitazioni usurocratiche, a chi realiter la produce. Ciò rivela, una volta di più, come l’aristocrazia finanziaria al potere, a differenza delle tradizionale aristocrazia (la quale derivava le proprie rendite dal possedimenti terrieri), viva e prosperi grazie alla rendita speculativa garantita dai dispositivi finanziari e monetari deterritorializzati e apolidi.
Diego Fusaro

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6 Commenti

  1. Che novità! Dell’usura ne parlava addirittura Ezra Pound negli anni ’30 e ’40 del secolo scorso. Oppure, andatevi a leggere “Schiavi delle banche” di Maurizio Blondet (Anno di pubblicazione: 2004). Nonostante il gioco sia palese, la situazione peggiora sempre di più………….

  2. Complimenti a Diego Fusaro per l’ articolo.Ad andare nello specifico, la produzione primaria di denaro a costo zero è quella fatta dalle banche centrali, che in Europa sono tutte private; la BCE è privata e bankitalia che detiene il 16% della BCE è anche essa privata al 95% dal 1992, anno in cui furono svendute le banche pubbliche che ne detenevano le quote.Cosa scandalosa ancora di piu’ è che sulla produzione del bene piu’ prezioso chiamato denaro non viene pagata dai plutocrati una lira di tasse; la moneta prodotta è messa tra il passivo!”Nell’ attivo mettono i titoli che comprano generando una evasione fiscale di centinaia di miliardi di euro.
    La produzione secondaria a costo zero di denaro è quella fatta dalle banche, oggi in Italia tutte private; se uno deposita 1000 euro in banca(prende al massimo 20 euro di interessi annui) la banca automaticamente ne puo’ prestare 10000 avendo una riserva obbligatoria liquida del 10%.Generando dal nulla, oltre al ripagamento del capitale dal cittadino guadagna quindi ben 1400 euro all’ anno (calcolo ad un tasso del 14%) con i 1000 depositati dal cittadino!!In aggiunta anche su questa produzione non vi sono tasse!!Quando furono rubate le banche al popolo italiano nel 1992 con la complicità dei traditori nostrani, ci dissero che il privato le avrebbe gestite meglio, come se lo stato non guadagnasse enormemente dalla proprietà delle banche!
    Mussolini fece le banche pubbliche e fece pubblica la banca d’italia; avendo tolto la produzione di denaro ai banchieri stranieri, quelli subito isolarono l’Italia con le sanzioni (la scusa era la conquista dell’ Etiopia) come oggi fanno con la Siria sovrana e con tanti altri paesi.Cosi’ isolati fummo costretti alla guerra, che era cio’ che i plutocrati desideravano sapendo di avere la potenza industriale per vincerla ed assoggettarci per sempre.
    La ovvia conclusione è che è lo stato che deve creare la moneta; le tasse che dovremmo pègare sarebbero ridicole rispetto a quelle enormi che paghiamo oggi per pagare soldi prestati da oligarchie private

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