Roma, 29 gen -– Un semplice volantinaggio politico davanti a un liceo si è trasformato, in poche ore, in un “caso” di tensione e scontro secondo diverse testate locali. Secondo le cronache diffuse dai giornali e dai collettivi di sinistra, al Liceo Pasquale Villari di Napoli sarebbero volati insulti, gli studenti avrebbero vissuto momenti di “confronto acceso” con militanti del Blocco Studentesco.
Napoli, volantinaggio trasformato in assalto
La ricostruzione dominante racconta una mattinata drammatica, con studenti in rivolta, assemblee interrotte e l’intervento delle forze dell’ordine perché la situazione “era degenerata”. Tuttavia, al di là delle headline allarmistiche, ciò che realmente è accaduto è molto più prosaico: un gruppo di militanti del Blocco Studentesco ha distribuito volantini politici all’esterno dell’istituto e ha parlato con studenti che ne mostravano interesse, senza entrare nei locali scolastici né interrompere le attività interne. Nessun episodio violento è stato confermato, e non risulta alcuna documentazione autorevole di scontri fisici. Questo episodio non è isolato: è ormai prassi consolidata che iniziative di natura identitaria o di destra – dal semplice volantinaggio alla presenza in spazi pubblici – vengano automaticamente elevate a “provocazione pericolosa” o addirittura riqualificate in scontro frontale tra fazioni. Lungi dall’essere un fatto cronachistico obiettivo, emerge una costruzione narrativa che parte da un presupposto ideologico: chiunque si collochi fuori dall’orbita della sinistra studentesca è, in quanto tale, un soggetto problematico.
Una dinamica consolidata
A conferma di questa dinamica, il collettivo studentesco legato alla sinistra del liceo ha prontamente diffuso un comunicato infiammato in cui si ripudia ogni “richiamo al fascismo” e si parla di “pericolo” rappresentato da chi si presenta con materiali e simboli politici controversi. È un copione già visto altrove: di fronte a un’attività politica lecita, si tende ad agitare lo spettro della violenza ideologica, dell’intimidazione e della minaccia per legittimare poi la propria posizione di supplenza morale. Nel fare questo, però, si perde di vista ciò che dovrebbe rimanere centrale in una scuola: il confronto tra idee diverse, anche nette e antagoniste, senza ricorrere a criminalizzazioni preventive e mediatiche. L’attività politica degli studenti identitari non può essere ridotta a una caricatura di “estremismo” solo perché non si allinea alla cultura dominante delle organizzazioni studentesche di sinistra.
La narrazione demonizzante
Il caso Villari dimostra una tendenza delle sinistre studentesche e dei media collegati a costruire narrazioni che demonizzano a priori certe espressioni politiche, trasformando ogni presenza pubblica degli identitari in un presunto “evento” da condannare. In realtà, dietro a titoli sensazionalistici, c’è spesso la normalità di un diritto esercitato: quello alla libertà di espressione e alla partecipazione politica, anche quando le idee in gioco sono scomode per una parte significativa dell’opinione pubblica.
Vincenzo Monti