Roma, 3 nov — Si percepisce come donna e disabile, ma non appartiene a nessuna delle due categorie: signore e signori ecco Jørund Viktoria Alme, 53enne trans norvegese che ha dichiarato alla trasmissione Good Morning Norway di aver sempre desiderato di essere una donna paralizzata dalla vita in giù. Per inseguire il proprio sogno oggi si veste da donna, impone al prossimo — in primis alla moglie Agnes, che bontà sua, non lo ha lasciato — d’esser considerato tale e passa la maggior parte della propria esistenza spostandosi su di una sedia a rotelle. Nonostante non soffra di alcun tipo di handicap fisico.

Il trans finto disabile dalla Norvegia

Insomma, oltre alla evidente disforia di genere, Alme afferma di soffrire di un disturbo di integrità corporea (Bid), che si esprimerebbe in una «dissonanza» tra come percepisce sé stesso e come invece funziona il suo corpo. «È una dissonanza cognitiva», spiega con candore: «nello stesso modo in cui vivo l’essere donna nel corpo di un uomo, sento che avrei dovuto essere paralizzata dalla vita in giù», pertanto «la sedia a rotelle è un aiuto per me per funzionare nella vita di tutti i giorni, sia privatamente che al lavoro».

I disabili veri (giustamente) si incaz*ano

Con buona pace dei disabili veri, che all’indomani della sua intervista per GMN hanno bussato infuriati al telegiornale norvegese di TV2. Tra loro Emma Sofie Grimstad, 18 anni, che all’inizio di quest’anno ha trascorso due mesi su di una sedia a rotelle dopo aver contratto la sindrome di Guillain-Barré, una malattia infiammatoria acuta che attacca i nervi e può causare paralisi. O Noomi Alexandersen, 23 anni: affetta da paralisi cerebrale, non può muovere il braccio e la gamba sinistra. «Mostrare una finta disabilità ridicolizza chi è costretto ad affrontare difficoltà reali su base giornaliera», ha attaccato Alexandersen, aggiungendo che l’«identità» di Alme suona come un insulto verso la comunità dei disabili.

Invidia di chi vive sulla sedia a rotelle

Alme ha spiegato ai media norvegesi che il suo desiderio di diventare una persona disabile deriva da un ricordo d’infanzia, quando aveva provato invidia nei confronti di un altro bambino che aveva subito un infortunio alla gamba ed era costretto a deambulare con un paio di stampelle. «La mia reazione è stata di intenso interesse. Il mio cuore batteva forte, ero incredibilmente concentrato su di lui. Tutti si radunavano intorno a lui», ha detto Alme a Budstikke. Non stupisce, quindi, sapere che Agnes, la moglie di Alme, lavora con i bambini disabili, la maggior parte dei quali costretti su di una sedia a rotelle. Il nostro trans norvegese desidera semplicemente che la moglie gli dedichi le stesse attenzioni riservate a dei bimbi disabili. C’è chi lo chiama «disturbo di integrità» e chi lo chiama egocentrismo e bisogno patologico di stare al centro dell’attenzione.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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