Roma, 3 nov – Abbiamo già parlato più volte, l’ultima ieri, dei stretti legami di natura “liquida” che intercorrono tra George Soros e il partito di Emma Bonino +Europa. Legami documentati, e per chi proprio non si fidasse, sbandierati dallo stesso partito. Finanziamenti più o meno leciti per la campagna elettorale del 2019, ma non solo.

Soros e Caserta

Non vi elencheremo di nuovo tutti i beneficiari delle munifiche quote della Open Society Foundation, lo abbiamo già fatto molte volte. Vi basti pensare (per chi fosse nuovo dell’argomento) che dal suo sito apprendiamo che è “una delle più grandi fondazioni private al mondo che supportano gruppi per i diritti umani, con un budget annuale di oltre 1.000 milioni di dollari”. Il loro lavoro in Italia è iniziato nel 2008 supportando “le battaglie legali contro la concentrazione della proprietà dei media da parte di Berlusconi”. Un impegno politico mantenuto nel tempo che è sfociato nell’aperto supporto al partito della Bonino, che non stenta a ringraziare: “Grazie George. Rivendichiamo il suo sostegno a +Europa per le nostre battaglie sui diritti umani, civili, la democrazia e lo stato di diritto”. Insomma, soldi ai listoni antifascisti. Ma non solo. Infatti l’Open society institute (vecchia denominazione della fondazione) il 10 novembre 2020 ha inviato un bonifico da 100.937 euro e il 30 agosto 2021 uno da 48.324 al Comitato per il Centro sociale di Caserta. L’informazione è contenuta in una segnalazione di operazione sospetta inviata cinque mesi fa all’Antiriciclaggio a proposito di alcuni movimenti effettuati sul conto dell’associazione tra il gennaio 2020 e il maggio 2022, con riferimento in particolare a pagamenti per circa 15.000 euro. Sono emersi così anche i bonifici provenienti dalla Svizzera che sarebbero stati utilizzati per sostenere un progetto per le vaccinazioni anti Covid19 per gli immigrati di Castelvolturno. I risk manager della banca hanno rimarcato un’operatività “anomala e non adeguatamente giustificata in capo a ente che si occupa di assistenza sociale, in particolare a favore degli immigrati per la loro inclusione, che ha indicato di ricevere finanziamenti da parte di sostenitori e associazioni”. Il centro sociale, nell’aprile scorso, avrebbe ricevuto anche un bonifico da 50.000 euro dalla Fondazione Haiku di Lugano, nata nel 2014 e che persegue “esclusivamente finalità di solidarietà sociale”.

Pioggia di soldi

A quanto si apprende dall’articolo di Giacomo Amadori per La Verità, nella suddetta segnalazione viene evidenziato come nel 2019 la Procura di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito di un procedimento penale abbia chiesto informazioni alla banca sul Comitato per il Centro sociale e su due dirigenti, Vincenzo Fiano e Fabio Basile. Si tratta di un’indagine, puntualizzano i risk manager, “per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata nella gestione dei finanziamenti del progetto Sprar (Sistema di protezione e accoglienza per richiedenti a silo e rifugiati)”. Nell’inchiesta erano inizialmente indagati oltre a Basile e Fiano anche Giovanni Paolo Mosca, Massimo Cocciardo, Virginia Anna e Federica Maria Crovella e Immacolata D’Amico, tutti soci volontari e operatori dell’ex Canapificio. L’indagine ruota intorno alla gestione da parte del Centro sociale dei fondi erogati nell’ambito di un bando triennale relativo al progetto Sprar. Sette milioni e mezzo di euro destinati a coprire i costi dell’alloggio (venti appartamenti), del vitto e dei programmi di istruzione, formazione e integrazione per gli immigrati. Soldi che, secondo la Procura potrebbero non essere stati usati in modo corretto.

Il solito giro

Nonostante già nel 2019 si fosse arrivati al sequestro del centro sociale, nulla ha potuto evitare che nel 2021 al gruppo e a un’altra trentina di associazioni fosse concessa dalla giunta del sindaco PD Carlo Marino una nuova sede, l’immobile che ospitava l’Onmi di Caserta. La pacchia – purtroppo – non è finita.

Sergio Filacchioni

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