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Roma, 25 gen – Una frignatina al giorno toglie l’imbarazzo della candidatura di torno. Ecco allora che il già trombato a Milano Stefano Parisi, dopo aver mendicato un posto in coalizione all’imbandita tavola di Arcore ed essere stato bandito a causa dell’incursione last minute di Noi per l’Italia, accozzaglia composta da ex democristiani ed ex montiani alla ricerca della sacra poltrona promessa da Berlusconi, ha ottenuto il posto da candidato governatore del Lazio. Scegliere un perdente scartato dalle liste per le nazionali tanto per perdere di nuovo. La strategia della sconfitta moderata con questa mossa sembra toccare l’apice del masochismo. Ma chi è davvero Stefano Parisi?
Nato a Roma, vive a Milano da circa venti anni. Nella città meneghina è stato candidato sindaco del centrodestra perdendo le elezioni contro l’attuale primo cittadino Giuseppe Sala. Parisi è una sorta di perenne piano B del cavalier B. Lo tira fuori dal cilindro Berlusconi quando non riesce a pescare il jolly, proponendo allora l’uomo qualunque che si presume sappia almeno parlare ai cosiddetti moderati. “Ho una storia di sinistra e ho fatto una campagna elettorale di centrodestra. Non sono sicuramente di destra, forse sono un po’ di sinistra, non so”, disse Parisi di sé, gettandosi nell’ermetismo gaberiano. Il suo curriculum è all’insegna del politico da Pentapartito e del manager pronto a sedersi alla sinistra dei padri forti.
Laureato alla Sapienza in Economia e Commercio, iniziò a lavorare nell’ufficio studi della Cgil. Già vicesegretario negli anni settanta del Nucleo universitario socialista a Roma, a meno di trent’anni venne nominato capo della segreteria tecnica del ministero del Lavoro per poi lavorare alla vicepresidenza del Consiglio dei ministri durante il governo De Mita e in seguito, per altri due anni, come capo della segreteria tecnica di Gianni De Michelis, all’epoca ministro degli Esteri socialista. Negli anni novanta era sempre in sella dietro le quinte, a capo del dipartimento per gli Affari economici della presidenza del Consiglio dei ministri, prima con Giuliano Amato e poi con Carlo Azeglio Ciampi. Governi noti ai più per aver affossato l’Italia. Nel 1997 venne scelto come segretario comunale a Milano, cosiddetto city manager, dal sindaco Gabriele Albertini.
Fu poi nominato direttore generale di Confindustria nel 2000 durante la presidenza di Antonio D’Amato, che iniziò a prospettare l’abolizione dell’articolo 18. Quattro anni dopo divenne amministratore delegato di Fastweb e fu coinvolto nello scandalo Fastweb-Telecom sulle fatturazioni finte. Costretto a dimettersi dall’incarico manageriale in seguito a un avviso di garanzia, venne scagionato da ogni accusa nel 2013. Nel 2012 Parisi, ormai pratico di impresa, fondò Chili Tv società italiana di streaming on line di film e serie tv. Il manager romano è stato anche Senior Advisor per l’Italia di RBS, la Royal Bank of Scotland. Non mancano poi le uscite da probo antifascista liberale, che arrivò ad accusare Salvini di aver portato in coalizione a Milano candidati ‘fascisti’. “Oggi ho ricevuto l’invito dai leader del centrodestra a candidarmi come Governatore della Regione Lazio”, ha scritto su Facebook Stefano Parisi. Suscitando subito un entusiasmo travolgente, un concerto di sbadigli.
Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. Senza parole,non ci resta che andare a farci un giro al mare o sperare di crepare presto……..siamo allo sbando. Gettiamoci dalla rupe.

  2. un morto che cammina …………..il vecchio sta facendo di tutto per perdere ovunque ….
    Salvini e Meloni mollate l ‘anziano e correte da soli , forse perderete ma almeno non vi farete ridicolizzare da codesto soggetto , se restate li farete solo da comparse …………………

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