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Roma, 5 giu – L’Italia ha affrontato la crisi sanitaria scatenata dall’emergenza coronavirus dando la priorità assoluta ai casi di Covid-19, come è giusto che fosse. Ma inevitabile conseguenza dell’epidemia è che per tre mesi sono rimaste quasi completamente bloccate le prestazioni ordinarie della Sanità. Sono numeri che fanno paura: sono saltati almeno 500mila interventi chirurgici e milioni di visite e di esami “normali”. Ecco quindi che ora che pronto soccorso e terapie intensive stanno tornando a livelli pre-epidemia si rischia un vero e proprio ingorgo delle strutture sanitarie. Ma il problema più grave – è questo l’allarme dei medici – è che con i ritardi di diagnosi e terapie si rischiano più morti che per il Covid-19.

Marini: “Nostro lavoro si è interrotto quasi del tutto”

A spiegare la gravità della situazione è Pierluigi Marini, presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani e primario al San Camillo di Roma. “È una situazione mai affrontata prima – avverte -. Con la chiusura delle sale operatorie, con gli ospedali, almeno all’inizio, non attrezzati a percorsi Covid o completamente occupati dall’emergenza del virus, il nostro lavoro si è interrotto quasi del tutto“.

Tre milioni di pazienti devono andare dal cardiologo e 12 milioni fare un esame radiologico

Come riporta un’inchiesta pubblicata oggi da Repubblica, dopo che il sistema sanitario è stato in trincea giorno e notte nella lotta contro il coronavirus, con turni infiniti e personale sottoposto a stress mai subito prima, ora arrivano le richieste di tutti quei malati che negli ultimi tre mesi hanno visto cancellarsi gli appuntamenti per visite e cure (o che magari si sono tenuti alla larga dagli ospedali per paura del contagio). Secondo le stime, stiamo parlando – tanto per fare un esempio – di 3 milioni di pazienti che hanno bisogno di una visita dal cardiologo e di ben 12 milioni quelli che invece devono fare un esame radiologico.

Operazioni oncologiche ridotte del 50%

A preoccupare soprattutto è il calo del 50% delle operazioni oncologiche. “E nel nostro Paese abbiamo circa mille nuovi casi di cancro al giorno“, sottolinea Marini, che chiede investimenti rapidi e importanti sulla sanità, sia per assumere che per acquisire nuove tecnologie. “Dobbiamo tentare il recupero – spiega il medico -. Ma se anche lavorassimo il 20% più di prima, impiegheremmo 11 mesi a raggiungere una cifra di interventi accettabile, che colmerebbe il divario che si è creato. Non è fattibile. Le conseguenze di questo accumulo sono spaventose“, è l’allarme del primario del San Camillo. Preoccupante è anche l’interruzione prolungata degli screening oncologici. Secondo una ricerca del centro studi Nomisma di Bologna, a settembre, tenendo presente che ad agosto il servizio di fatto chiude per ferie, ci saranno ben 4 milioni di esami di screening da fare in soli 3 mesi. Cioè i due terzi del totale degli screening effettuati in un anno. Secondo le stime, le misure anti coronavirus ridurrebbero ancora adesso del 20-30% l’attività perché, per esempio, bisogna dare appuntamenti più distanziati ai pazienti per evitare incontri in sala d’attesa.

Tempi d’attesa allungati da 25 giorni a 4 mesi

Sempre Nomisma ha analizzato il calo dell’attività chirurgica durante il lockdown: entro giugno salteranno circa 410mila operazioni. Quasi mezzo milione se si contano anche gli interventi oncologici riferiti dai chirurghi. Gli effetti saranno terribili. “Per un intervento programmato di bypass coronarico o di angioplastica coronarica, dove l’attesa media nazionale si aggira intorno ai 20-25 giorni, i tempi potranno raggiungere i 4 mesi, mentre per un impianto di protesi d’anca l’attesa potrà raddoppiare superando i sei mesi”, avvisano Maria Cristina Perrelli Branca e Paola Piccioni, analiste di Nomisma.

Allarme cardiologi: “Siamo tornati indietro di 20 anni”

I cardiologi, per esempio, hanno già verificato i terribili effetti del lockdown sanitario. “Abbiamo avuto la metà di ricoveri di pazienti con infarto miocardico rispetto all’anno scorso – precisa il presidente della Società italiana di cardiologia, Ciro Indolfi -. E tra chi si è ricoverato, la mortalità è triplicata“. La paura del virus ha fatto la sua parte: qualcuno non è andato in ospedale nonostante presentasse i sintomi, e tra chi si è deciso purtroppo c’è chi si è presentato troppo tardi. “In buona sostanza, siamo tornati indietro di 20 anni“, conclude Indolfi.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Pure a me è saltata una visita prenotata a gennaio per fine maggio e ovviamente senza nessun avviso. Arroganza e l’inefficienza di questo SSN che dicono essere il secondo al mondo… chissà gli altri.

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