Roma, 21 giu – Stop alle “canne” leggere. Con buona pace dei negozietti che vendevano la cannabis legale spuntati ovunque nelle nostre città e che ora si ritroveranno senza merce. Il Consiglio superiore della sanità infatti si è espresso contro la vendita dei prodotti a base di cannabis light, cioè quelli contenenti il principio attivo del Thc sotto il limite imposto dalla legge.
Brutte notizie quindi per i negozi cosiddetti “green” che vendono sia il prodotto puro pronto per essere fumato o comunque consumato, sia olii, tisane e biscottini alla cannabis. Il Css avverte che “non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” e raccomanda di attivare le misure necessarie a bloccare la libera vendita di tali merci, “nell’interesse della salute individuale e pubblica”.
Se andiamo a vedere, in effetti, il limite previsto dalla legge per il principio del Thc è di circa lo 0,5%. Una percentuale non trascurabile, che può produrre ugualmente effetti psicotropi, semplicemente aumentando la dose dei prodotti consumati, fino ad arrivare al dosaggio di una vera e propria “canna”.
Secondo il Consiglio della sanità, inoltre, non è stato valutato il rischio “connesso al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni”, che può essere dannoso in caso di alcune patologie, di uno stato di gravidanza o allattamento, di interazioni con farmaci. Conseguenze negative potrebbero verificarsi anche a seconda dell’età (molti anziani in effetti si sono precipitati ad acquistare tali prodotti). Lo stop servirebbe, quindi, a “evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri”. In sostanza, non è che siccome è legale non fa male.
Il parere al Css era stato richiesto a febbraio dal ministero della Salute, che aveva posto due quesiti, uno sulla pericolosità dei prodotti e l’altro sulla loro vendita. Il rischio, quindi, non può essere escluso, in quanto bisogna tener conto delle molte variabili e delle particolari condizioni, che non sono state considerate in precedenza.
Per quanto riguarda il secondo quesito, il Consiglio ricorda la legge 242/2016, che prevede la coltivazione della canapa industriale, allo scopo di trarne “alimenti e cosmetici prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori”. Tale legge non prevede “la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico”, per cui la vendita di prodotti a base di cannabis light, come indicano diverse etichette, “pone certamente motivo di preoccupazione”.

1 commento

  1. “nell’interesse della salute individuale e pubblica” invece gli psicofarmaci vanno venduti, prescritti, somministrati con vigore

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