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Bruxelles, 11 gen – Contro la decisione dei social network di censurare Trump arrivano le critiche della Merkel e della Ue. Per la cancelliera tedesca la chiusura delle pagine social del presidente Usa è “problematica”. Mentre il commissario Ue per il mercato interno esprime “perplessità” sulla legittimità di tale decisione. Il nodo cruciale è che un privato non può e non deve decidere della libertà d’espressione online.

Merkel: “Possibile interferire con libertà espressione, ma non decide management aziendale”

“E’ possibile interferire con la libertà di espressione, ma secondo i limiti definiti dal legislatore, e non per decisione di un management aziendale“, spiega in conferenza stampa il portavoce della Merkel, Steffen Seibert. “Questo è il motivo – chiarisce – per cui il Cancelliere ritiene problematico che gli account del presidente americano sui social network siano stati chiusi in maniera definitiva”.

Commissario Ue Breton: “Trump cancellato senza controllo legittimo e democratico”

Anche il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha espresso la sua “perplessità” per la decisione di bandire il presidente uscente dai social network “senza controllo legittimo e democratico” e ha rilanciato i progetti europei per regolamentare i giganti del web. Come a dire che quanto accaduto a Trump non deve verificarsi nella Ue. “Il fatto che un Ceo possa staccare la spina dell’altoparlante del presidente degli Stati Uniti senza alcun controllo e bilanciamento è sconcertante. Non è solo una conferma del potere di queste piattaforme, ma mostra anche profonde debolezze nel modo in cui la nostra società è organizzata nello spazio digitale”, ha fatto presente il commissario Ue in un editoriale pubblicato su Politico.eu e su Le Figaro.

Breton: “E’ l’11 settembre dei social”

Breton sottolinea che le piattaforme “non saranno più in grado di sottrarsi alla (loro) responsabilità” per il loro contenuto. “Proprio come l’11 settembre ha segnato un cambio di paradigma per gli Stati Uniti, se non il mondo, ci saranno, quando si parla di piattaforme digitali nella nostra democrazia, un prima e un dopo l’8 gennaio 2021“, data in cui Twitter ha sospeso definitivamente l’account di Trump, due giorni dopo l’assalto al Congresso da parte dei suoi sostenitori, ha confermato l’ex ministro francese dell’Economia. “Quella data rimarrà come riconoscimento da parte delle piattaforme della loro responsabilità editoriale e del contenuto che trasmettono. Una sorta di 11 settembre nello spazio informativo“, chiosa.

“Dobbiamo stabilire noi le regole del gioco”

Per Breton, che ha presentato a metà dicembre il progetto di legislazione europea – il Regolamento sui servizi digitali (Dsa) e il Regolamento sui mercati digitali (Dma) – per cercare di porre fine agli abusi dei giganti del web, “questi eventi dimostrano che non possiamo più stare a guardare e fare affidamento solo sulla buona volontà delle piattaforme“. “Dobbiamo stabilire le regole del gioco e organizzare lo spazio informativo con diritti, obblighi e garanzie chiaramente definiti”, ha affermato. “L’Unione europea e la nuova amministrazione Usa avranno interesse a unire le forze, come alleati che sono del mondo libero“, ha esortato il commissario.

Weber (Ppe): “Non possiamo lasciare che siano i social Usa a decidere”

A sostenere che l’Ue non debba lasciare che Facebook e Twitter decidano a chi dare e a chi togliere la parola è anche Manfred Weber, l’europarlamentare tedesco capogruppo del Ppe. “Non possiamo lasciare che siano le società americane della Big Tech a decidere come discutere e non discutere, cosa si possa e cosa non si possa dire in un discorso democratico. Abbiamo bisogno di un approccio normativo più rigoroso”, ha dichiarato Weber a Politico.eu. La questione va oltre il ban di Trump. “Abbiamo bisogno di più ambizione nella regolamentazione dei social media. I meccanismi odierni dividono le nostre società, amplificano posizioni estreme e persino estremiste, distruggono il consenso, la ricerca di compromessi e l’unione di cui abbiamo bisogno nelle società libere e democratiche”, ha detto Weber.

Le Maire: “Regolazione giganti web non può essere svolta dalla stessa oligarchia digitale”

Dal canto suo, anche il ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire condanna la censura dei social. “Quello che mi sciocca è che sia Twitter a chiudere l’account di Trump. La regolazione dei giganti del web non può essere svolta dalla stessa oligarchia digitale“, ha fatto presente in una intervista a France Inter.

Intanto però i giganti della rete sono già andati oltre. E’ il caso di Parler, la piattaforma social che garantisce totale libertà di espressione. Amazon infatti ha messo offline il social amato dai conservatori Usa. Chissà se la Ue e la Merkel si esprimeranno anche contro questo tipo di censura (che in ogni caso colpisce sempre Trump).

Adolfo Spezzaferro

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