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Roma, 16 ott – Vittorio Sgarbi tocca all’attacco di Virginia Raggi e lo fa sul terreno che è gli più congeniale: quello della difesa del patrimonio artistico. L’oggetto della disputa è l’abbattimento di un villino novecentesco a Roma, nei pressi del noto quartiere Coppedè, al posto del quale dovrebbe sorgere una struttura dal design moderno e totalmente “fuori dall’armonia urbanistica della zona”, secondo il noto critico d’arte. La “sindaca” della Capitale è accusata da Sgarbi di “vigliaccheria”, rinunciando ad intervenire sulla questione dell’abbattimento del villino Naselli (questa la denominazione del palazzo storico in via Ticino).

“Nella tua Roma di cui sei sindaco non puoi buttare giù questo edificio del 1930”, incalza Sgarbi, “buttarlo giù per costruire questa merda immonda e schifosa“, riferendosi al progetto di ricostruzione. Proprio le polemiche dei giorni scorsi di Sgarbi (a cui si sono unite alcune associazioni) avevano costretto la Raggi a rilasciare alcune dichiarazioni, in cui spiega di “non poter forzare in nessun modo il blocco dei lavori”. “Come non lo puoi forzare? E’ la tua città”, si chiede l’opinionista in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook. “Ma poi non è meglio ristrutturare questi appartamenti e avere il piacere di vivere qua dentro (dice indicando la foto del villino, ndr) che non vivere in questo progetto lurido? Ma chi ci vuole abitare? C’è chi dice voglio abitare qui perché ho una terrazzina comoda, qui c’ho un po’ di alberelli, la tettoietta del cazzo…”. 

Sgarbi è come al solito un fiume in piena e inizia a insultare il sindaco e i sovraintendenti: “Ma se non potere fare nulla che ci state a fare? Che cariche avete? Capre! Incapaci!”, passando poi alla questione estetica del confronto tra lo storico villino e il palazzo moderno: “Chi preferisce il nuovo progetto deve essere un malato, uno che non ha studiato e preferisce l’immondezza alla pulizia. La demolizione non ci sarà, vi mangeremo il cuore! E se uno comprerà un appartamento qua dentro sarà un uomo senz’anima. Chi abiterà in questa loggia, in questi appartamenti”, dice ipotizzando un restauro del vecchio villino, “avrà un cuore sereno, chi abiterà in questo luogo immondo (dice poi riferendosi al palazzo moderno, ndr) andrà all’inferno. Perché questa non è Roma, è il male, la morte”.

Davide Romano

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