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Roma, 16 mar – Erano “compagni che sbagliano”. Ora sono compagni che (forse…) hanno sbagliato. Posto poi che fossero tutti “compagni”. In questo paese senza più storia né memoria può succedere anche questo: che il quarantennale del rapimento e dell’omicidio di Aldo Moro e della sua scorta diventi una sorta di celebrazione delle Brigate Rosse.
 Articoli, libri, programmi e trasmissioni televisivi, tutti lì a contendersi gli ex brigatisti non pentiti per ottenere una dichiarazione o un intervista.
Caso emblematico il programma di Andrea Purgatori andato in onda, in due puntate e con ripetizioni imbarazzanti, su La7 nel format Atlantide. Due puntate che rievocano rispettivamente il rapimento e poi la detenzione di Moro. Purgatori ricostruisce a modo suo l’escalation terroristica della Br. Dopo i primi sequestri dimostrativi, si passa infatti al sequestro del giudice di Genova Mario Sossi il 18 aprile 1974, dopo il quale i brigatisti decideranno di “alzare l’asticella” uccidendo l’8 giugno 1978 il procuratore generale della Repubblica di Genova Francesco Coco, che si era opposto, ex post rispetto alla liberazione di Sossi, alla scarcerazione dei detenuti del Gruppo XXII Ottobre richiesta dalla Br per rilasciare incolume il magistrato. “Dimenticando” così l’assalto alla sede dell’MSI di Padova il 17 giugno 1974, quando le Br rivendicarono i loro primi omicidi, quello di due militanti missini, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. De minimis non curat praetor deve avere pensato l’inviato del Corriere della Sera che ha conseguito il Master of Science in Journalism della Columbia University a New York nel 1980 e ha scritto anche per l’Unità e Vanity FairNella sua doppia trasmissione, testimoni di eccezione sono i brigatisti Valerio Morucci, Prospero Gallinari, Mario Moretti e Raffaele Fiore, i principali protagonisti della strage di via Fani.
Morucci, Fiore, Gallinari e Franco Bonisoli, travestiti da avieri e armati di mitra, furono i quattro del gruppo di fuoco ad annientare il 16 marzo 1978 la scorta di Moro per rapire il politico democristiano. Morucci e Fiore (il più simpatico e umano dei quartetto, che però rievoca l’avventura delle Br che si trattasse di burlesche goliardate) si mossero verso la Fiat 130 del presidente della Dc, uccidendo il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, 52 anni, il capo scorta, e l’autista Domenico Ricci, appuntato dei carabinieri, 42 anni, mentre Gallinari e Bonisoli si avvicinarono all’Alfetta al seguito massacrando Giulio Rivera, agente di polizia di 25 anni, Francesco Zizzi, vice brigadiere di 30 anni e Raffaele Iozzino agente di 25 anni.
Del gruppo perimetrale con compiti di copertura faceva anche parte Alvaro Lojacono, condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio dello studente greco Mikis Mantakas, il 28 febbraio 1975 davanti alla sede del Msi del quartiere Prati a Roma mentre si stava svolgendo il processo agli esponenti di Potere Operaio per il “Rogo di Primavalle”, l’attentato contro la casa di Mario Mattei, segretario dell’Msi nel quartiere popolare della capitale organizzato il 16 aprile 1973 e dove persero vita, bruciati vivi, i figli Virgilio e Stefano, rispettivamente di 22 e 8 anni.
La descrizione cronologica dei drammatici eventi di via Fani è scandita dalle voci dei brigatisti, dai loro commenti e dalle loro dichiarazioni. Nessun contraddittorio, nessun faccia a faccia con le vittime o i loro parenti. Nessuno spiega chi siano questi signori dal punto di vista giudiziario. Quando compaiono in onda sono presentati da sottopancia con l’indicazione generica di  “Brigatista – commando di via Fani”. Non è indicato né spiegato quali condanne hanno subito, quali reati hanno compiuto, quanti omicidi hanno commesso.
Ascoltiamo le loro ricostruzioni storiche, le loro analisi politiche, le loro giustificazioni ma anche la riaffermazione della loro ideologia criminale. Morucci spiega perché uccidere i fascisti all’epoca era una necessità. Con una sagace onestà storica che gli va, peraltro, riconosciuta: “Il pacifismo (sic…) comunista era già stato rotto. Nella guerra di Spagna sono andati in migliaia a sparare e uccidere franchisti. La Resistenza italiana è una resistenza terroristica. Le indicazioni ai partigiani che operavano nelle città erano indicazioni assolutamente terroristiche. Fin dall’inizio della Resistenza l’ordine è chiaro, i fascisti andavano ammazzati, dovevano vivere nel terrore di essere uccisi mentre uscivano di casa. C’era questo precedente… (sottinteso, al quale ci siamo ispirati noi brigatisti)”. Nessun cenno di pentimento. Ovviamente. Anzi una vera celebrazione dei “compagni che sbagliarono” e che oggi si autogiustificano spiegando le loro azioni come reazione (legittima) alla strage di Piazza Fontana e al golpe cileno di Pinochet.

(L’ex brigatista Morucci parla del parallelismo tra il terrorismo partigiano e le Br)


Tutto questo nel silenzio più assoluto dei media, senza polemiche, senza critiche. Anzi alcuni ex brigatisti si sono lamentati del quarantennale per i troppi inviti e le eccessive richieste di interviste. È il caso di Barbara Balzerani che ha espresso il suo fastidio su Facebook.
Solo Maria Fida Moro, la figlia dell’ex leader della Dc ha fatto sentire la sua protesta con un video intitolato Adesso Basta. “Che palle il quarantennale lo dico io, non i brigatisti. E non Barbara Balzerani”. Si sfoga la signora Moro che continua: “Loro dovrebbero solo starsene zitti“. E poi prosegue: “Io posso lamentarmi del quarantennale. Io che non l’ho provocato ma l’ho subito. E ho il titolo per dirlo. Anche solo per la semplice ragione che mi da dolore. Ma la signora Barbara Balzerani non può dirlo perché lei è tra coloro che l’hanno provocato. E, quindi, si tiene i risultati di quanto messo in atto”. Una voce fori dal coro. Mentre le tristi celebrazioni continuano.

(“Adesso Basta” – Lo sfogo di Maria Fida Moro)





Pino Martini

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7 Commenti

  1. “L’Italia è una repubblica nata dalla “resistenza”.”. Questa è l’ unica verità che, dal dopoguerra, coloro che hanno scippato il potere agli Italiani, si sono degnati di dire all’universo mondo. E i risultati sono sotto gli occhi d

  2. Noi terroristi come partigiani!! Erano anche i partigiani comunisti dei terroristi; Togliatti aveva avuto ordine da Stalin di far fare attentati in maniera da generare le rappresaglie tedesche per far si’ che la popolazione passasse dalla parte dei comunisti in vista del raggiungimento del comunismo in Italia.E’ un fatto accertato storicamente.Per non parlare dei circa 50 mila omicidi e altri stupri e sevizie fatti dopo l’armistizio del 25 Aprile da parte di questi criminali.Omicidi anche subiti da parte di oltre 100 preti di cui diversi appartenevano alle stesse brigate partigiane ma che si erano opposti a queste violenze brutali sulla popolazione.Un sito che ne parla è https://ricordare.wordpress.com/

  3. Di sicuro c’è un filo conduttore che unisce il terrorismo partigiano e quello brigatista.
    Siamo una Repubblica fondata su una grande menzogna, quella di una “lotta” partigiana che non è mai esistita. Si è trattato solo di terrorismo messo in atto da briganti, disertori e sbandati. Senza gli anglo-americani questi manipoli sarebbero stati spazzati via da chi non ha tradito. Una volta terminata la guerra hanno continuato a fare danni, direttamente e indirettamente, fino agli anni nostri.

  4. ….voi ” non capite”….quelli sono ”partigiani della costituzione”…..

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