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Roma, 1 dic – Il coronavirus originato in laboratorio? Emergono altri studi a suffragio di questa teoria rubricata dal mainstream come «complottista». «L’origine in laboratorio di SARS-CoV-2 non è una teoria del complotto infondata che deve essere condannata. La scienza possiede la responsabilità di considerare ogni possibile genesi del virus». Lo dichiara Rossana Segreto del Dipartimento di Microbiologia presso l’Università di Innsbruck, che in uno studio pubblicato sulla Wiley Online Library ha analizzato la struttura dell’agente patogeno, rivelatasi di tipo chimerico, dichiarando che «queste peculiarità non escludono una creazione da parte dell’uomo».



La struttura chimerica non esclude che il coronavirus sia nato in laboratorio

Secondo gli autori della ricerca, quindi l’agente patogeno avrebbe una struttura chimerica, vale a dire prodotta dalla fusione di sequenze appartenenti a più geni, provenienti persino da organismi di diversa specie. Nella fattispecie dai risultati della ricerca emerge che il SARS-CoV-2 «potrebbe derivare dalla combinazione del coronavirus RaTG13, trovato nei pipistrelli, e del recettore Rbd tipico del coronavirus che infetta i pangolini». 

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Esperimenti di mutagenesi: una possibile prova 

Cosa significa? «Questo potrebbe essere il risultato di esperimenti di mutagenesi», spiega. Vale a dire una tecnica di biologia molecolare in cui una mutazione è creata in modo selettivo in un particolare sito di una molecola di Dna. Una tecnica, creata dall’uomo e non frutto di ricombinazioni casuali. E avanza un’ipotesi inquietante: «Può darsi che la prima infezione sia avvenuta accidentalmente e abbia contagiato gli sperimentatori». La studiosa menziona anche un articolo apparso su Nature secondo il quale esiste più di una possibilità concreta che il coronavirus abbia origine antropica – provenga cioè da un laboratorio.

Ci vogliono ricerche più approfondite

«Le moderne tecnologie basate su piattaforme di genetica sintetica – prosegue la scienziata – consentono la ricostruzione dei virus in base alla loro sequenza genomica, senza la necessità di un isolato naturale. È assolutamente necessaria un’indagine approfondita sulle sequenze genetiche disponibili e sui dati di ricerca in tutti i laboratori che possiedono tali informazioni». La dottoressa però non si sbilancia troppo, lasciando aperta la possibilità che il virus possa avere anche origini naturali. «Allo stesso tempo – conclude Segreto – non bisogna tralasciare alcun aspetto di questa pandemia, le cui origini potrebbero essere sia naturali che artificiali, non possiamo escludere nulla».

Coronavirus e origine in laboratorio: un’opinione italiana

La teoria che vuole il coronavirus prodotto in laboratorio è stata sostenuta anche da Giorgio Palù, docente emerito di Microbiologia dell’università di Padova: «Resta ancora in piedi, accanto a quella di un’origine naturale, l’ipotesi che Sars-CoV-2 sia uscito da un laboratorio. Questa ipotesi», che tra gli altri era stata contemplata anche dallo scienziato premio Nobel Luc Montagnier, «è al vaglio di un consorzio nato spontaneamente fra virologi, matematici e fisici: stiamo analizzando le sequenze di Sars-CoV-2 depositate, confrontandole con quelle dei coronavirus dei pipistrelli e di altri animali».

Cristina Gauri

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