Mosca, 15 lug – 9 luglio 2006: Italia campione del Mondo. Con la nostra nazionale il cielo era azzurro, sopra Berlino. E tricolore i nostri balconi: che, fieri, incorniciavano la bella bandiera. Perché, si sa: il patriottismo, passa anche dal calcio.

Calcio che era (forse è) “metafora della vita”, secondo Jean Paul Sartre. La nazionale di Lippi si impose contro la Francia di Domenech. Una rosa tutta “muscoli e sostanza”: Cannavaro, Materazzi, passando per Nesta, Zambrotta, Toni. Tanti i nomi. Ed infine, dulcis in fundo come il dessert preferito a chiusura di un pasto, l’eroe che non t’aspetti: Fabio Grosso e il suo rigore decisivo. Immagine iconica, flashback dolce-amaro se paragonato all’astinenza d’oggi, Grosso e la sua incredula esultanza rimangono indelebile ricordo. Quella di Lippi fu Nazionale da record: con Buffon, straordinario. Solo due reti subite (di cui una, autogol di Zaccardo).

Oggi assistiamo, passivamente e con empatia a tratti, a un mondiale che ci vede assenti. Il calcio italiano certo non vive la sua miglior stagione. Il calcio italiano certo bisogno non ha di tal Balotelli e di corredata, “balotellesca”, propaganda anti-italiana. Non molto possiamo aspettarci da un recidivo, quanto a “colpi di testa”: che almeno finissero in rete, non sulle prime pagine di, scimunita, cronaca rosa.

Celebrando il ricordo di 12 anni fa, diciamo: Italia, ad maiora! Un augurio per il calcio. Un augurio per tutto.

Chiara Soldani

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam.
Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here