Roma, 15 lug – La propaganda globalista non riposa mai, e non perde occasione per ricordarci le meraviglie della società multietnica, delle famiglie arcobaleno, dei contratti a tempo determinato. Soprattutto non si lascia scappare nessuna opportunità per criticare l’Italia e gli italiani, con le loro pulsioni “populiste, xenofobe, razziste, omofobe” e chi più ne ha più ne metta, decantando invece le virtù della classe politica di Bruxelles e degli altri governi europei.

Eppure, a giudicare da molti segnali su e giù per il Vecchio Continente, questa retorica convince sempre meno cittadini europei, anche oltre i nostri confini nazionali.


Il presidente francese, ad esempio, ha visto la sua popolarità decrescere fino a raggiungere questa settimana il punto più basso da quando si è affacciato alla scena politica: un sondaggio, condotto dagli istituti Kantar Sofres, Odoxa e Dentsu Consulting per Le Figaro, riporta che solo il 32% dei francesi supporta Emmanuel Macron, mentre il 68% ha un’opinione negativa del presidente in carica. Un netto calo di otto punti percentuali rispetto all’ultima rilevazione, condotta due mesi fa, di cui i sondaggisti menzionano alcune possibili ragioni: tra coloro che hanno dichiarato di essere delusi dalle performance di Macron, l’84% pensa che il presidente non sia abbastanza umile, il 75% pensa che non sia abbastanza vicino ai problemi della gente comune, il 74% lo definisce “il presidente dei ricchi”, il 71% ritiene la sua politica “ingiusta” e il 65% lo ha definito “inefficiente”. La decisione di far costruire una nuova piscina in una delle numerose residenze presidenziali, quella di acquistare un set di posate di lusso (del valore di mezzo milione di euro) per l’Eliseo e l’ormai celeberrima “festa della musica elettronica” – nel corso della quale la coppia presidenziale è stata fotografata in un contesto non propriamente istituzionale – sembrano contribuito alla crescente impopolarità di Macron.

Sul fronte tedesco le lotte intestine tra i partiti della Große Koalition di Angela Merkel, soprattutto sul tema dell’immigrazione, hanno inciso sulla reputazione del governo: un sondaggio pubblicato giovedì scorso dall’emittente pubblica ARD rivela che circa il 78% dei tedeschi è scontento del governo tedesco, in maniera totale o parziale, con un incredibile aumento del 15% rispetto alle rilevazioni di giugno. La motivazione principale è la difficoltà di trovare un accordo su come gestire i richiedenti asilo con gli altri Paesi europei: il 61% degli intervistati si dichiara favorevole all’istituzione di “centri di transito” dove ospitare i rifugiati già registrati nell’UE, prima di organizzarne il trasferimento verso lo Stato di primo approdo (ossia l’Italia o la Grecia, per dire le cose come stanno). Tutto questo con un’AfD in continua crescita e pronta a banchettare in caso di elezioni anticipate.

E il Regno Unito, che non è più parte dell’Ue? È interessante notare come lo scontento dei cittadini di Sua Maestà si faccia sentire proprio a causa della reticenza mostrata dal primo ministro Theresa May sul dossier Brexit, opzione votata nel 2016 dal 52% degli elettori. Con una disoccupazione ai minimi storici e un’economia che sembra andare per il verso giusto, i britannici intervistati per l’annuale inchiesta dell’Istituto Nazionale per le Ricerche Sociali sono ancora più contrari all’Unione Europea rispetto a due anni fa: i “brexiters” crescono addirittura del 15% in questa rilevazione.

Insomma, anche se da ogni giornale, da ogni canale televisivo, dalla bocca di ogni intellettuale mainstream non facciamo altro che sentirci dire che “ci vuole più Europa”, la volontà di popolo sembra andare in tutta un’altra direzione, e non solo in Italia.

Alice Battaglia

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