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di-francisca1-755x515Roma, 11 ago – Maledetto Enrico Letta, maledetto Aldo Cazzullo, maledetta Laura Boldrini, che ci privano della possibilità di gioire con Elisa Di Francisca e il suo argento nel fioretto dedicato all’Europa. Maledetta questa Ue che del Vecchio Continente ha profanato il nome, il senso, la storia, il destino. “L’Europa esiste e dobbiamo farla diventare sempre più forte ed unita contro il terrorismo”, ha detto la spadaccina italiana, sventolando il drappo blu con le stelle gialle.

E sarebbe stato bello pensare ad un lapsus, alla bandiera sbagliata per la dedica giusta. Sarebbe stato bello illudersi che quelle parole fossero dedicate a una civiltà, a un’identità, a una storia antica quanto la storia del mondo. Sarebbe stato bello far finta di non sapere che, molto probabilmente, la nostra atleta, quando dice “Europa”, ha in testa l’Erasmus, i matrimoni gay, i gessetti colorati e i cartelli “Welcome Refugees”. Oppure saperlo, ma fregarsene, perché a volte le parole hanno una vita propria, a volte i gesti simbolici hanno una potenza oggettiva che se ne frega delle intenzioni soggettive. Perché alla fine sì, è proprio così, l’Europa esiste, malgrado tutto, ed è questo che odiano i terroristi, è questa la nostra sola speranza, l’Europa. Nonostante la Ue.

Ma ecco già i peggiori nemici dell’Europa, ovvero gli “europeisti”, appropriarsi del gesto, farlo loro, trasformare quella dedica in un inno all’austerity, al dominio delle banche, al suicidio etnico, allo sterminio sociale, all’occidentalizzazione, all’arabizzazione, alla cinesizzazione. Ecco che le prodezze in un’arte guerresca di una giovane europea diventano inno all’odio di sé, al rinnegamento delle proprie radici. La Boldrini esulta, quindi c’è qualcosa che non va, quindi non possiamo essere felici. Quando lei ride, un pezzo di Europa muore. E allora significa che no, per quella medaglia e quella dedica non possiamo esultare anche noi. Peccato, sarà per un’altra Olimpiade, sempre che l’Europa esista ancora.

Adriano Scianca

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