Immigrazione e apocalisse: rileggere “Il Campo dei Santi”

il campo dei santiRoma, 3 set – Libro folgorante, lucidissimo e crudele, Il Campo dei Santi (scritto da Jean Raspail nel 1973 e pubblicato in Italia dalle Edizioni di Ar nel 1998) narra di una Europa in disarmo, arrendevole, dominata da un umanitarismo emotivo ed imbelle, erosa al suo interno da intellettuali e preti ‘progressisti’ e dai tormentati del mea culpa, che finisce per consegnarsi passivamente a una enorme massa di diseredati proveniente dal delta gangetico.

La forza del libro è sconcertante, il suo valore profetico impressionante e, insieme, quasi scontato.

Perché non è un caso che Raspail abbia scelto come titolo del suo romanzo un versetto dell’Apocalisse giovannea. In tal modo lo scrittore francese -ed è, a mio parere, una linea interpretativa di non secondaria importanza- si situa con consapevolezza estrema nel filone della letteratura apocalittica, tanto che per capire a fondo il testo è necessario compulsare dimenticati trattati antichi e medievali come quelli raccolti nei due volumi sinora editi dalla Lorenzo Valla dedicati all’Anticristo.

Da qui viene la paradossale attualità inattuale del libro di Raspail, la sua capacità di antevedere il futuro servendosi di strumenti apparentemente residuali, figli di un’epoca che si pensava fosse oramai destinata tra i rottami della storia. Ma non è così[1].

Come il ‘veggente’ di Patmos, anche Raspail ha visto: la caduta senza rumore dell’Europa.

Giovanni Damiano

[1] Un discorso che può essere allargato al di fuori dei confini europei, pur rimanendo nell’attualità più stretta: secondo la dottrina sciita, il Dajjāl, “l’ingannatore”, sarà ucciso dal Mahdī sul minareto di Gesù della grande moschea di Damasco. La città culla del califfato ommayyade è dunque una posta in gioco ben più alta del pur delicatissimo scenario geopolitico siriano.


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3 Risponde a Immigrazione e apocalisse: rileggere “Il Campo dei Santi”

  1. alfio 3 settembre 2015 a 23:33

    Terribile ed affascinante questo libro,pensate l’ho regalato al capitano Salvini lo scorso dicembre a Vigolzone provincia di Piacenza,credo proprio abbia trovato il tempo di leggerlo.

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  2. Sara 2 ottobre 2015 a 18:01

    Lo sto leggendo in questi giorni. Incredibilmente profetico, perfino nei dettagli: dal Papa sudamericano, al lavaggio dei cervelli mediatico, fino alla descrizione calzante dell’omuncolo occidentale ormai incapace di rialzare la testa, schiacciato sotto il carico dei sensi di colpa e dell’autorazzismo politicamente corretto.
    Un libro da diffondere e regalare, perché in Italia non lo conosce quasi nessuno e meriterebbe una ristampa.

    @alfio ottima idea quella di regalare a Salvini una copia del libro. Mi stavo proprio chiedendo se lo avesse mai letto.

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  3. Giancarlo 26 settembre 2016 a 10:26

    Sto leggendo adesso il libro, edito dalle edizioni di Ar, angosciante ma di una attualità sconcertante, azzeccate le descrizioni di tutta la marmaglia progressista, complice anzi attore in prima fila dell’invasione romanzesca di allora e di quella attuale odierna. Particolarmente azzeccate le figure della cosiddetta gente comune, gente con il cervello in pappa e schiava dei conformismi che gli “intellettuali” progressisti ad ogni santa ora del giorno e della notte inculcava e inculca loro a mezzo dei media allora in uso, giornali e radio, ed ora di giornali (per i pochi che li leggono), la TV e internet.

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