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Remigrazione, Futuro Nazionale si defila e rimanda a data da destinarsi

by La Redazione
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Roma, 1 lug – La Remigrazione può attendere, almeno per Futuro Nazionale. Davanti alla proposta di legge di iniziativa popolare depositata dal Comitato Remigrazione e Riconquista con 150mila firme raccolte, il triplo di quelle necessarie, la nuova formazione di Vannacci sceglie infatti di non sostenere l’iter della pdl e di proseguire “sulla sua strada”. A dirlo è Rossano Sasso all’Ansa: “Abbiamo una nostra proposta e, visti i tempi di fine legislatura, ha più senso proseguire tramite la presentazione di emendamenti più che sostenere l’iter di una pdl di iniziativa popolare. Poi, una volta che Futuro Nazionale sarà primo partito, procederemo con un decreto legge per rendere la remigrazione realtà”. Linea condivisa da Domenico Furgiuele, che pure riconosce l’importanza di “rompere il muro del politicamente corretto” e portare il tema al centro del dibattito.

Futuro Nazionale si sfila dall’iter parlamentare per la Remigrazione

Insomma, quando la Remigrazione era una parola da agitare nei talk show, nei comizi e nei comunicati, Futuro Nazionale era sempre pronta ad accavallarsi e a rivendicarla. Quando quella parola è diventata una proposta concreta, scritta, firmata e portata in Parlamento, arriva il buon vecchio distinguo: apprezziamo, ma facciamo altro. È una formula politichese, ma il senso è chiaro. La Remigrazione non è un campo di battaglia legislativo in cui i vannacciani intendono scendere sul serio. L’argomento dei tempi di fine legislatura, poi, è il più insopportabile. Sasso dovrebbe sapere che i na proposta di legge di iniziativa popolare non evapora con la scadenza parlamentare. Il regolamento del Senato prevede espressamente che, per i disegni di legge di iniziativa popolare presentati nella legislatura precedente, non sia necessaria la ripresentazione: all’inizio della nuova legislatura vengono nuovamente assegnati alle Commissioni. Alla Camera, le modifiche regolamentari del 2026 hanno inoltre rafforzato l’iter delle proposte popolari: verifica delle firme, presa in considerazione entro un mese dall’assegnazione, audizione dei promotori e possibile iscrizione nel calendario dell’Assemblea in caso di via libera o inerzia della Commissione. Insomma, la scusa del “fine legislatura” regge poco. La strada parlamentare esiste ma non c’è volontà di percorrerla.

Inutile dire che gli emendamenti non sostituiscono una legge organica. Possono servire a inserire singole misure dentro un provvedimento già in discussione, ma non costruiscono da soli una visione complessiva. La proposta del Comitato, al contrario, tiene insieme rimpatri, controllo dei flussi, superamento delle quote, contrasto alle Ong, natalità, rientro degli italo-discendenti e sovranità nazionale. Si può certamente discutere, correggere, migliorare. Ma proprio questo dovrebbe fare chi sostiene di voler trasformare la Remigrazione in realtà: entrare nel merito, presentare modifiche, costringere il Parlamento a pronunciarsi.

Una promessa a data da destinarsi

La promessa del decreto legge “quando Futuro Nazionale sarà primo partito” suona invece come il più classico dei rinvii italiani: dateci forza oggi, poi domani vedrete… Ma la politica si misura quando un’occasione storica si apre, non quando tutto potrebbe diventare facile. Oggi c’è una proposta sul tavolo. Oggi ci sono 150mila firme. Oggi esiste un fatto politico che obbliga tutti a scegliere. Futuro Nazionale poteva usare questa occasione per dimostrare che la Remigrazione viene prima delle sigle e delle primogeniture. Ha scelto invece di distinguersi, di prendere le distanze di sfilarsi dall’iter. Per chi pretende di rappresentare il futuro della nazione, non è esattamente un grande inizio.

Vincenzo Monti

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