2013-04-25-187Venezia, 2 lug –  In pochi mesi la Regione Veneto è stata scossa da numerosi terremoti: prima l’arresto, e il successivo rilascio, di alcuni indipendentisti veneti, poi lo scandalo Mose che ha portato all’arresto di personaggi di spicco come Galan e il sindaco di Venezia Orsoni. Infine è arrivata l’approvazione, da parte del Consiglio regionale del Veneto, del referendum sull’indipendenza. Il Primato Nazionale ha intervistato in esclusiva Elena Donazzan, Assessore regionale all’istruzione, di Forza Italia, e Paolo Tosato, già consigliere regionale, ed ora senatore, in forza alla Lega Nord, riguardo la delicata situazione veneta.

Come giudica l’approvazione trasversale, da parte del Consiglio regionale veneto, della legge sul referendum per l’indipendenza?

D: Credo sia una manifestazione di incapacità politica  nei confronti di problematiche che da decenni restano irrisolte per il Veneto. Una manifestazione di incapacità dei politici di ieri e di oggi che di fronte ai reali problemi del nostro territorio scelgono la via facile del populismo e di un referendum che non porterà a nulla, se non ad aumentare la rabbia nei cittadini veneti.Vi sono ragioni costituzionali che rendono inapplicabile l’Istituto Referendario nei confronti di una sedicente “separazione”, quindi la demagogia di dire che si lascia decidere al popolo è tendenziosa e strumentale, ma anche se la Costituzione, che non ritengo una carta sacra, lo prevedesse, ritengo comunque che si debba incidere riformando lo Stato, riducendo la burocrazia, tagliando i costi smisurati della spesa pubblica cosa che nessuno sta proponendo. Oggi vanno ridotti i livelli decisionali ed invece le province sono ancora esistenti, vanno aggregati i comuni sotto i 15.000 abitanti ed al contrario abbiamo micro realtà dotate di più personale in proporzione di una grande entità, vanno ridotte le Regioni e cancellate quelle a statuto speciale ed assistiamo viceversa a un Veneto di quasi 5 milioni di abitanti che ha meno competenze e risorse di un a provincia autonoma di Bolzano con meno di 500 mila abitanti.

T: Visto che ne sono stato uno dei promotori, vedo con molto favore l’approvazione del referendum da parte del Consiglio. Parlare di indipendenza non significa essere eversivi, significa semplicemente consultare i cittadini per sapere cosa essi pensano: siamo in democrazia ed è il popolo ad essere sovrano. In Veneto c’è una situazione drammatica: l’economia sta esplodendo a causa della tassazione elevatissima che è stata imposta a partire dal Governo Monti fino ad oggi. Con questo referendum noi vorremmo lanciare un campanello di allarme. Chiedere il referendum è un atto di legittima difesa da parte del popolo veneto.

Il sentimento indipendentista è così diffuso tra i Veneti?

D:Vi è un aumento della rabbia e della disaffezione dei veneti verso le istituzioni perché non si sono sapute dare le minime risposte per risolvere alcune problematiche vitali per la nostra comunità. Il peggioramento della situazione economica, la crisi che si é abbattuta più pesantemente qui che altrove, la situazione di difficoltà di imprese e famiglie hanno portato a manifestazioni di esasperazione esacerbate all’indirizzo di uno Stato che si avverte ostile, aggressivo e sfruttatore. Il problema è che si identifichi lo Stato, organizzazione temporale della società, con l’Italia che è nazione, patria , cultura; il rischio è che la legittima insofferenza verso questo Stato si traduca con una disaffezione verso l’Italia.

T: È difficile dirlo. I sondaggi variano di molto in base a chi li commissiona. Sicuramente la maggior parte dei veneti vorrebbe partecipare ad una consultazione per dire la sua sull’indipendenza. L’unico modo di scoprire se il sentimento indipendentista sia così diffuso è quello di far votare i veneti.

Lo scandalo Mose ha evidenziato un sistema che coinvolgeva tutti i partiti. Non crede che l’indipendentismo sia una forma di reazione alla cattiva politica locale e nazionale?

D: Il caso “Mose” è successivo alla crescita della propaganda indipendentista e semmai è la dimostrazione che non solo Roma è ladrona….quasi che si sia voluto, con l’esplosione del sistema Mose, che coinvolge non solo la politica,ma funzionari dello stato e della regione, magistrati e controllori della guardia di finanza, finanza privata e imprenditori, dimostrare che tutto il sistema è marcio e che non esiste una presunta superiorità morale del Veneto. La sola reazione che intravvedo, purtroppo é un totale allontanamento dalla politica attiva, compresa la adesione ad un movimento indipendentista.

T: Corruzione e sentimento indipendentista sono due cose assolutamente slegate. È chiaro che un padre di famiglia che fa dei sacrifici per i suoi figli, e vede i suoi funzionari rubare il denaro pubblico ha un sentimento di rabbia interno. Ma questo non ha nulla a che vedere con il desiderio di autonomia.

Crede che una soluzione federalista possa essere più fattibile di un netto indipendentismo?

D: Riformare lo Stato è un obbligo, distruggere l’Italia è una follia. La riforma dello Stato è stata rimandata da decenni ed oggi scontiamo le responsabilità di anni di cattiva politica, quella che però ha ottenuto negli anni passati consensi plebiscitari. Abbiamo avuto in Veneto partiti come la DC che condizionavano le maggioranze di governo, Presidenti di Consiglio dei Ministri veneti che hanno indebitato la nazione con scelte allora molto apprezzate dal popolo, ma che oggi appaiono dissennate, con episodi che sarebbero da profondo sud come il baby pensionamento del proprio autista come è accaduto a Pove del Grappa o come una autostrada interrotta che ancora è nota con l’acronimo dei suoi padri politici ( Pi.Ru.Bi). Quella politica è stata tra le cause del disastro di oggi, ma anche nel recente passato si è scelta la facile via delle promesse secessioniste, separatiste, populiste e, nonostante un condizionamento territoriale molto forte e radicato nel nord dell’Italia come è stato quello leghista in tempi recenti, abbiamo assistito ad un “nulla di fatto”.
L’indipendentismo non è fattibile. Crediamo forse che il Veneto, ancorché separato dallo Stato Italiano possa superare i gravi problemi derivanti dalla invadente Europa? Euro, Banca Centrale Europea, Spending Review, Direttive Comunitarie (per esempio gli aiuti di Stato, la produzione per quote del sistema agricolo, la direttiva sulla concorrenza, il divieto alla protezione delle proprie produzioni…), i trattati internazionali, ma soprattutto la mancanza di sovranità nazionale nella gestione della scelta delle politiche finanziarie ed economiche oggi drammaticamente vincolate alla direttiva sul Fiscal Compact che di fatto sottopone a tutela dell’Europa qualsiasi organismo nazionale. Crediamo forse che il Veneto da solo possa pesare più dell’Italia?

T: Io sono un federalista ed auspico che ci sia un margine per le autonomie locali, ma sono entrato in Lega Nord 20 anni fa ed è da 20 anni che chiediamo il rispetto per le autonomie locali ed il federalismo senza mai essere stati ascoltati. E se l’unico modo per salvare il tessuto imprenditoriale ed industriale, costruito in 50 anni dai nostri padri, è chiedere l’indipendenza, allora chiederemo l’indipendenza.

Dietro la decadenza del sentimento nazionale, in Veneto e non solo, pensa che ci sia anche un centro-destra sterile e incapace di fare proposte “di destra”?

D: Il messaggio politico “di destra” è stato debole su questi temi, dandoli per scontati. Credo invece che una chiara posizione politica sull’amor di Patria, sul l’orgoglio nazionale, sullo spirito di appartenenza non solo avrebbe rinsaldato l’elettorato del centro destra ma avrebbe fatto bene all’Italia e agli italiani. Il senso di appartenenza ad un comune destino passa necessariamente attraverso un progetto di educazione e di valorizzazione di esempi, non solo quindi lo studio della storia nazionale e quindi delle comuni radici culturali, ma anche la contemporaneità dell’italianitá: manifatturiero, stile, creatività, eccellenze del Made in Italy, militari nel mondo. Certamente questo progetto di ricostituzione passa attraverso la scuola responsabile, dal ’68 in poi della negazione del sentimento nazionale, una scuola dove non si insegna nemmeno l’inno nazionale, dove la storia della prima e ancor più della seconda guerra mondiale sono oggetto di riletture parziali e l’intero periodo di modernizzazione e di compimento della dimensione nazionale tra le due guerre viene del tutto rimosso; una scuola e una società che dovrebbe riprendere simboli e momenti unificanti come il 4 novembre che andrebbe ripristinato quale festa nazionale piuttosto del 25 aprile simbolo di divisione e scontro ideologico.

T: Il centro-destra è disgregato, senza leader e senza programmi. L’unico che è riuscito a dire qualcosa “di destra”, e l’elettorato lo ha recepito, è stato Matteo Salvini, che ha avuto il coraggio di esprimersi in maniera forte su temi quali l’immigrazione e l’Europa. Ma ancora una volta, non credo che dietro il sentimento indipendentista ci sia una crisi ideologica del centro-destra. L’indipendentismo va al di là di destra e sinistra.

Intervista a cura di Michael Mocci

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