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Napoli, fuoco amico sul campo largo: la sinistra assediata dalla sinistra

by Tony Fabrizio
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Roma, 9 lug – Quell’ammucchiata della sinistra che prende il nome di “campo largo”, riunita in Piazza del Gesù a Napoli, si è resa involontariamente protagonista di uno spettacolo sublime. Una bordata di fuoco amico, che assomiglia molto ad una gara al ribasso su chi è più di sinistra. E così il campo largo da recinto elettorale, si è trasformato in un recinto di forze dell’ordine per proteggere Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, dal furore di Potere al Popolo. Pochi minuti che sono bastati a mandare in frantumi mesi di narrazione sulla sinistra unita contro i nuovi nazifascisti.

A Napoli il campo largo cade sotto il fuoco amico

Manco il tempo di far salire l’ex presidente della Camera Roberto Fico che l’idillio si trasforma in una sceneggiata napoletana. Ma di quelle belle, veraci. Atto primo: il sindaco Gaetano Manfredi prende la parola e viene sommerso da una pioggia di “Vergogna!” da parte dei senza lavoro con tutta la retorica dell’inclusione che si schianta contro il muro della realtà. Atto secondo: Potere al Popolo fa il contropelo alle ambizioni egemoniche del campo largo, dimostrando ancora una volta che a sinistra della sinistra non tutto può risolversi con l’antifascismo. Infatti, arrivano una trentina di attivisti guidati da Giuliano Granato. Urlano, contestano, rinfacciano al Sindaco che il salario minimo a Napoli è una leggenda metropolitana e che il campo largo, sotto le copertine progressiste, “tifa per il riarmo” e stende tappeti rossi alle speculazioni immobiliari. Atto terzo: in un momento di puro surrealismo, Nicola Fratoianni si improvvisa predicatore dei contestatori, scende dal palco e si immola tra la folla per fare da mediatore, mentre il Corriere della Sera addirittura smette di mandare in onda la diretta. Chissà se per paura o per dignità.

Un assist clamoroso alla Meloni

Giuseppe Conte, dall’alto del suo scranno, tenta la carta del messia democratico: «Venite qui a discutere, noi non facciamo decreti per impedirvi il dissenso». Che tradotto suona pressa a poco come «Vi prego, non rovinateci il selfie collettivo». Angelo Bonelli, invece, paonazzo in volto e ormai senza alcuna bussola della situazione, si toglie le pietre dalla scarpa ed evoca un evergreen, addirittura lo spettro del fascismo: «Se qualcuno è contento, sono i fascisti!». Poi il microfono passa a Elly Schlein. La Segretaria del partito dice che sono uniti «non perché ce lo ha chiesto il medico» – appare evidente a chiunque che lo chiede l’aritmetica elettorale – e promette l’educazione sessuoaffettiva nelle scuole, attacca il Ponte di Messina e sentenzia: «Non ci serve una premier donna se non aiuta le donne».

Poi il capolavoro politico della giornata firmato Giorgia Meloni, un misto tra serio e faceto. Il Presidente del Consiglio fiuta la disperazione della piazza e ne approfitta per fare la statista magnanima: pubblica un post di solidarietà al Campo Largo contro i contestatori di Potere al Popolo e in favore delle manifestazioni politiche. Un bacio della morte democristiano che riduce i leader della sinistra a poveri agnellini da proteggere.

Il campo largo era nato per “non dividersi”

Granato & compagni, dopo essersi presi il loro momento di visibilità, sono stati addirittura inviatati a salire sul palco da cui esporre le proprie idee, ma se la sono date a gambe levate, lasciando solo la Polizia a difesa dei campolarghisti. Evidentemente la contestazione aveva altri scopi, anche se molti fanno già notare l’assist clamoroso alla Meloni. Insomma, il campo così largo si mostra per ciò che è: una strana creatura nata per “non dividersi” che finisce per dividersi davanti a una guerra intestina dichiarata dalle sue ali sinistre. Ma questo non vuol dire che a Palazzo Chigi possano dormire sonni tranquilli: le figuracce della sinistra non sono mai una scusa per l’immobilismo.

Tony Fabrizio

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