Roma, 22 lug – L’imbarazzo non è una categoria politica, ma al Nazareno è ormai diventato la linea strategica ufficiale. Il Partito Democratico della gestione Schlein, sempre pronto ad assurgere a supremo tribunale della morale pubblica e a dispensare patenti di agibilità democratica all’universo mondo, si ritrova oggi prigioniero della sua stessa ipocrisia. Il teatro delle operazioni è la Campania, antica roccaforte di consensi e centro nevralgico del potere piddino al Sud, dove le fondamenta del partito stanno tremando sotto le picconate di una realtà indigesta.
La triade del disastro Campania
Mentre i vertici romani tentano disperatamente di tenere il punto, focalizzando l’attenzione mediatica sulle consuete battaglie ideologiche da salotto, sul territorio la narrazione progressista sta letteralmente crollando. Il motivo? Un tris di scandali che coinvolge tre comuni chiave della fascia costiera vesuviana: Torre Annunziata, Castellammare di Stabia ed Ercolano. Per comprendere la portata del terremoto basta scorrere le cronache locali e nazionali che, con faticoso ritardo, sono costrette a prendere atto di quanto sta accadendo. Non parliamo di sottili distinguo politici, ma di fatti brutali. A Castellammare di Stabia e Torre Annunziata ci troviamo di fronte ad amministrazioni a guida dem travolte dai decreti di scioglimento per condizionamento e infiltrazione di stampo camorristico. Un marchio d’infamia per enti locali diretti da uomini vicini all’apparato di partito.
A Ercolano, poi, il quadro assume persino i toni della farsa di provincia. A fare il giro della rete è un filmato in cui si vede chiaramente il segretario locale del Pd, Antonello Cozzolino, intento a festeggiare l’elezione dei consiglieri dem Marco Cozzolino e Nancy Scognamiglio. Il dettaglio che rende la scena grottesca? Ai brindisi partecipa attivamente Natale Suarino, condannato a dodici anni per traffico internazionale di stupefacenti. Di fronte a questo quadro desolante, quale è stata la reazione di Elly Schlein? La stessa adottata in tutte le occasioni in cui il fango rischia di macchiare la giacca del partito: un silenzio assordante, omertoso, tattico. Nessuna commissione d’inchiesta interna, nessuna epurazione a furor di popolo, nessun moto di sdegno. La «nuova questione morale» sventolata nei comizi svanisce miracolosamente al primo contatto con la realtà del territorio.
Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione del doppio standard piddino. Se una vicenda opaca riguarda gli avversari politici, il Pd indossa immediatamente la toga da inquisitore, allestisce processi mediatici a reti unificate, invoca dimissioni istantanee e brandisce la moralità come una clava. Se la vicenda tocca invece i feudi dem, la segreteria centrale tace, i dirigenti si coprono a vicenda e la questione viene derubricata a «dinamica complessa degli enti locali».
Il Pd tace, Sandro Ruotolo si nasconde dietro le statistiche
A tentare la sortita per spegnere l’incendio che rischia di devastare la credibilità dell’area campana è arrivato Sandro Ruotolo, eurodeputato dem e plenipotenziario della comunicazione del partito. L’uscita, tuttavia, si è rivelata un clamoroso autogol propagandistico. Invece di prendere atto della gravità dei fatti e fare pulizia, Ruotolo si è avventurato in un ridicolo equilibrismo statistico, citando i dati di Avviso Pubblico sui comuni sciolti in Italia per affermare che il 55 per cento era governato da liste civiche, il 28 per cento dal centrodestra e il 22 per cento dal centrosinistra. La prova, a suo dire, che il problema è trasversale e che nessuno può fare lo scaricabarile. Siamo alla metamorfosi del Pd in un istituto di demoscopia applicata. Quando il fango entra nelle sedi di partito, la risposta del responsabile della comunicazione è diluire le colpe nel grande calderone del «mal comune, mezzo gaudio». Se persino la contiguità con ambienti della criminalità organizzata diventa materia per una media algebrica, significa che il senso del limite è stato ampiamente superato.
Il Pd è incapace di governare il territorio
A dimostrare che la toppa è peggiore del buco sono arrivate anche le reazioni interne. Gli attacchi sferrati dal centrodestra regionale — con il portavoce Gennaro Sangiuliano che ha parlato apertamente di «scenario inquietante» — sono stati affiancati dalle velenose dichiarazioni d’addio dei protagonisti locali. L’ormai ex sindaco di Castellammare, Luigi Vicinanza, nel congedarsi non ha risparmiato stoccate al vertice romano, denunciando di aver subito continui attacchi personali dalla componente più giustizialista e settaria del partito guidato da Schlein. Un’ammissione implicita di come la gestione del Nazareno sia incapace di governare il territorio, oscillando tra il giustizialismo di facciata, a uso e consumo dei talk show, e la totale incapacità di arginare le opacità locali.
Chi tace sulla camorra perde ogni diritto
La parabola campana dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sia vuoto il castello di carte della superiorità morale della sinistra. La favola del Pd come unico baluardo della legalità contro il malaffare si infrange contro i brindisi con i narcos e le relazioni delle prefetture che commissariano le giunte dem.
Elly Schlein può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia, sperando che le polemiche vengano coperte dal frastuono delle prossime scadenze elettorali. Ma i fatti rimangono. E i fatti ci dicono che, quando la camorra bussa e trova le porte aperte nelle roccaforti del Pd, la retorica del Nazareno non convince più nessuno. Chi tace di fronte al cancro della camorra in casa propria perde ogni diritto di parlare a nome degli italiani.
Tony Fabrizio