
Eppure l’etnia della gang non può essere un fatto da sottovalutare. “Sembravano rom, erano armati di piccone, spranghe e tondini di ferro. Giovani, a volto scoperto, uno avrà avuto meno di 20 anni. Hanno lasciato papà in una pozza di sangue”, spiega il figlio ancora sotto choc. A colpire è sicuramente la violenza del fatto, ma non è possibile non fare a meno di notare che se una gang di italiani avesse massacrato di botte un vecchio straniero ci troveremmo ora davanti ai titoloni e alle grida di dolore di tutta la stampa italiana. Gino Lozzi si trova in prognosi riservata all’ospedale Sandro Pertini di Roma, mentre la gang di stranieri, probabilmente di etnia rom, si starà godendo il magro bottino della rapina: un po’ d’oro, soldi, un pc, i cellulari. In particolare uno dei cellulari è stato già ritrovato in un campo nomadi dalla polizia.Ennesimo dettaglio fondamentale ma sottovalutato dal Messaggero, che raccontando l’accaduto dice “l’ennesima aggressione, a Roma, dove gruppi violenti, di italiani o stranieri, mettono a segno colpi la cui efferatezza è sempre più sproporzionata rispetto al bottino”. L’accento è sempre sulla violenza, non sulle ragioni “etniche”. Anzi, in puro stile politicamente corretto, si fa riferimento ad altri atti simili compiuti da italiani in tempi recenti, senza citare nessun fatto specifico o fonte. Ma gli italiani sono stufi e soprattutto non sono stupidi.
Dave Mc Stephan