Roma, 17 set – Momenti di tensione ieri nel centro della Capitale durante un corteo pro-Palestina. Secondo quanto ricostruito dai verbali delle forze dell’ordine, un gruppo di manifestanti afferente al corteo principale avrebbe preso di mira un bar in via Giovanni Lanza, individuato come “luogo di riferimento di CasaPound”. Vetrine danneggiate, clienti aggrediti, bottiglie e fumogeni lanciati all’interno del locale, con il rischio di provocare un incendio: questo il bilancio riportato dai titolari e confermato dalla denuncia presentata contro ignoti.
Gli antifa tentano l’assalto a una proprietà privata
La vicenda ha immediatamente sollevato un acceso dibattito politico e mediatico, spinto dalla falsa ricostruzione fatta sui social da Gianluca Peciola. Diverse testate hanno quindi parlato di un’aggressione nei confronti di due partecipanti al corteo, versione che però viene smentita con forza da CasaPound Italia: “È davvero paradossale la mistificazione in atto, che riesce a trasformare in vittime coloro che in realtà si sono resi protagonisti di aggressioni e provocazioni”, afferma il movimento in una nota diffusa oggi. “La verità, come attesteranno i verbali delle forze dell’ordine intervenute e la denuncia contro ignoti presentata dai titolari, è che ad essere colpita è stata un’attività privata. Un gruppo di antifascisti, distaccatosi dal corteo, ha preso di mira un bar danneggiandone le vetrine, minacciando i gestori e aggredendo i clienti”. CasaPound parla di “metodi mafiosi tipici dell’antifascismo militante”: colpire e provocare per poi manipolare i fatti e presentarsi come parte lesa, contando su complicità istituzionali e mediatiche. Ma la verità è fin troppa evidente per sfuggire: uno dei clienti che si trovava seduto al bar, secondo quanto riportato da Adnkronos, ha raccontato: “Hanno minacciato noi clienti di non partecipare al corteo. Ci hanno lanciato delle bottiglie di vetro, inveendo e dicendoci che non stavamo facendo nulla per la causa palestinese. Abbiamo schivato quello che ci lanciavano”.
Una giornata che ha alzato l’asticella della violenza
Dalla giornata di ieri in effetti emerge un dato chiaro: la violenza non è casuale, ma si inserisce in una strategia sistematica di innalzamento della tensione da parte degli ambienti antifascisti e pro-Pal. Quello di via Giovanni Lanza con è un episodio isolato e si inserisce in quadro nazionale preoccupante. Già a Milano, nello stesso giorno, durante un corteo pro-Palestina si sono verificati scontri con le forze dell’ordine e devastazioni in strada (Corriere). A Firenze, invece, un professore universitario è stato aggredito in piena lezione da un gruppo di militanti pro-Palestina, con la consueta giustificazione a posteriori (Corriere Fiorentino). Si tratta di uno schema rodato: provocare, colpire, destabilizzare e infine ribaltare la versione dei fatti, trasformando gli aggressori in vittime e delegittimando chi subisce le violenze. Una dinamica che, a ben vedere, serve a mantenere costantemente alto il livello di conflittualità nelle piazze italiane e a preparare il terreno a nuove campagne di criminalizzazione dell’avversario politico.
Le posizioni sulla crisi in Palestina non hanno niente a che vedere con queste violenze
Il movimento punta anche il dito contro la gestione dell’ordine pubblico: “Non siamo più disposti a tollerare simili dinamiche, né riteniamo ammissibile che vengano costantemente autorizzati cortei antifascisti e dei centri sociali a poche centinaia di metri da via Napoleone III, dove risiedono venti famiglie in emergenza abitativa. È inaccettabile che durante manifestazioni monitorate dalle autorità di pubblica sicurezza possano verificarsi simili atti di violenza nella consueta impunità, mentre le indagini vengono paradossalmente indirizzate contro di noi”. CasaPound conclude ribadendo la volontà di non arretrare: “Non ci interessa nemmeno troppo ristabilire una verità ormai distorta da un sistema marcio e collaudato. Quello che ci preme è dire con chiarezza che non ci faremo intimidire. Difenderemo sempre la nostra agibilità politica, che non può e non deve essere messa in discussione. Le nostre posizioni sulla crisi mediorientale sono note da sempre e nulla hanno a che vedere con i fatti accaduti”.
Vincenzo Monti