Roma, 17 feb – Nelle pagine di Stelle senza luce, romanzo recentemente pubblicato dai tipi di Passaggio al bosco, viene descritta con dovizia di particolari una creatura tentacolare, mostruosa tipologia di piovra extraterrestre. Nella visione di Alberto Brandi, autore della saga Terra Ancestrale, il 2169 sarà costretto a fare i conti con il Giorno dell’infamia: un termine, quest’ultimo, che ritorna alla mente nelle abominevoli scene – drammaticamente reali – del pestaggio di Quentin Deranque, ventitreenne militante della destra francese mortalmente massacrato di botte, in tanti contro uno, dalla furia antifascista.
Molto più di un filo
Conosce bene la situazione transalpina Vincenzo Sofo. Sul proprio profilo Instagram l’ex europarlamentare ha commentato i fatti di Lione: «Una scena che mi ha fatto subito pensare a Sergio Ramelli e a tanti altri. Un’esecuzione che non è un caso isolato. Ma violenza politica premeditata, organizzata, coordinata, rivendicata e che gode del sostegno delle loro forze politiche».
Facendo poi riferimento a un delirante comunicato dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo (a proposito: a Fuori dal Coro, in un altro contesto, quello sul corteo di Askatasuna, un esponente dei Carc a telecamera accesa e microfono aperto ha rivendicato l’utilizzo anche delle lotta armata per «rendere ingovernabile» l’Italia) Sofo chiede l’istituzione di una commissione «che indaghi su struttura, organizzazioni, relazioni e collegamenti internazionali di tutte queste realtà». Fantasie di un politico di destra? Non proprio se è vero – e lo è – che l‘Hammerbande in Germania è sotto processo per associazione a delinquere e negli Usa riconosciuta come organizzazione terroristica.
Sulle pagine de Il Giornale Francesco Giubilei l’ha rinominata «Internazionale dell’odio». Prendendo spunto da un prossimo appuntamento che riunirà, in Brasile a marzo, il peggio dell’antifascismo mondiale, l’editore di Nazione Futura parla di un Appello internazionale per il rafforzamento dell’azione antifascista e antimperialista che ha tra i suoi firmatari anche diversi volti noti del Vecchio Continente.
I tentacoli della piovra
Giubilei lo definisce un filo che lega varie anime e strati della sinistra italiana, europea e internazionale. Eppure potremmo essere davanti a qualcosa di ben più complicato: minimizzare, anche lessicalmente, può diventare fuorviante.
Più che un sistema che tutto decide dall’alto, torna ficcante la simbologia della piovra. Una veloce capacità di cambiare “colore” all’occorrenza per meglio mimetizzarsi – dura e pura o fluida, dal rosso all’arcobaleno, dalle strade alle istituzioni, passando per i media. E ancora il saper sputare inchiostro per confondere le acque in cui muoversi: il collante allora si trova avvelenando il dibattito su un referendum, nella lettura distorta di una sentenza o nel togliere parola all’avversario, solo per citare i casi più recenti di cronaca. Poi la struttura tentacolare abile nel muoversi autonomamente senza, appunto, il cervellotico coordinamento di un centro. Anche amputata, la protuberanza – spesso impunita o con misure da fare il solletico – per un certo lasso di tempo sa come rendersi utile al resto del corpo. E può anche ricrescere.
Fare quadrato
Una matassa di difficile soluzione. Anche perché, come abbiamo visto in Francia, l’antifascismo uccide ancora. Ma se come fa giustamente notare Gabriele Adinolfi su noreporter.org «giocare agli anni settanta è da ritardati mentali» la risposta nell’era dell’informazione ipertrofica dovrà arrivare ancora più forte e tranquilla, capillare, articolata e centrata di quanto si possa immaginare. Fare quadrato, insegnano i romani. Per far capire una volta per tutte al mondo là fuori che l’antifascismo militante – il resto, quello della casalinga di Voghera, è una banderuola che cambia con il variare del vento – è ridotto a una montagna di merda. Un po’ come la mafia.
Cesare Ordelaffi