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L’Italia perde più di 8 miliardi all’anno di ricchezza a causa delle rimesse degli stranieri

by Francesca Totolo
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Rimesse

Roma, 26 feb – Nell’ultima Finanziaria, è stato stabilito che le rimesse degli stranieri verso i Paesi d’origine verranno inserite nell’Isee (indicatore della situazione economica equivalente). Ciò comporterà una rideterminazione dello stesso indicatore del reddito familiare, riducendo così l’accesso alle prestazioni sociali agevolate e alle agevolazioni fiscali degli stranieri. Questa misura introduce anche un maggiore controllo sul trasferimento di ricchezza all’estero, monitorando non solo i redditi, ma anche l’effettiva capacità economica dei nuclei familiari che inviano denaro fuori dall’Italia.

Dal 2021 al terzo trimestre del 2025, gli stranieri hanno fatto sparire dall’Italia quasi 40 miliardi di euro di ricchezza tramite le rimesse. Per fare un semplice paragone, tale cifra è vicina al Pil della Tunisia. Nel 2025, basandosi sulle stime del quarto trimestre, verranno sfiorati i 9 miliardi in rimesse.

Scomparse completamente dai radar dei circuiti legali le rimesse dei cinesi verso il Paese di origine. Nel 2016, l’ammontare aveva sfiorato i 240 milioni di euro, per poi ridursi sempre di più fino ad arrivare ai 4 milioni scarsi del 2024. Per questo motivo, è scattato l’allarme della Guardia di Finanza e delle autorità antiriciclaggio che hanno delineato un sistema capillare di difficile intercettazione.

I maggiori importatori di ricchezza italiana

Nel 2024, il Bangladesh è stato la prima destinazione delle rimesse inviate dall’Italia con quasi 1,4 miliardi di euro. Seguono il Pakistan con 600 milioni, il Marocco con 575 milioni, le Filippine con 570 milioni, la Georgia con più di 500 milioni e poi India, Romania, Perù, Sri Lanka, Senegal e Nigeria. Questi Paesi ricevono ben il 69 per cento delle rimesse totali.

I trasferimenti di denaro più consistenti vengono effettuati da Roma (1,1 miliardi di euro) e Milano (900 milioni). A seguire, Napoli, Torino, Firenze, Brescia, Bologna, Genova, Venezia e Verona. Da queste città, nel 2024, sono stati inviati all’estero 3,9 miliardi di euro, il 47 per cento del totale.

In una Monfalcone che ormai sta perdendo l’identità italiana, i 5.677 bengalesi, dei quali 2.000 sono lavoratori, hanno inviato 32 milioni di euro nel Paese d’origine. Considerando i capifamiglia, 16mila euro a testa. In città, sono presenti più di una decina di money transfer, servizio peraltro erogato anche da altre attività come cartolerie, tabaccai e giornalai.

Gli immigrati non pagano le pensioni agli italiani

Oltre alle rimesse, gli immigrati sottraggono ricchezza anche fagocitando il welfare italiano. Nel 2024, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con almeno uno straniero era pari al 30,4 per cento, saliva al 35,2 per cento nelle famiglie composte esclusivamente da stranieri. Mentre scendeva al 6,2 per cento per le famiglie composte solamente da italiani. Un disagio economico decisamente marcato caratterizzava ulteriormente le famiglie straniere in cui sono presenti minori: l’incidenza di povertà assoluta delle famiglie di soli stranieri era del 40,5 per cento, circa cinque volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani che si era attestata al 8 per cento.

Per quanto riguarda le singole persone, oltre 1,8 milioni di stranieri nel 2024 erano in povertà assoluta, più di uno su tre, con un’incidenza è pari al 35,6 per cento, una quota quasi cinque volte superiore a quella degli italiani del 7,4 per cento. Infatti, gli stranieri assorbono ben il 22 per cento della spesa per prestazioni assistenziali, 1,3 miliardi di euro su 5,9 miliardi di euro, nonostante siano il 9 per cento della popolazione residente in Italia.

I numeri

Secondo un’analisi di Itinerari Previdenziali, nel 2024, gli stranieri dipendenti privati erano quasi 3,5 milioni con una retribuzione media annua di 16.693 euro: “Si tratta di lavoratori appartenenti a quelle fasce di reddito che rappresentano il 72,6 per cento del totale dei contribuenti ma versano solo il 23,1 per cento dell’Irpef complessiva e che, di fatto, non sono ‘autosufficienti’ per le funzioni base del welfare”.

Lo stesso anno, il numero di pensionati stranieri ammontava a 378.645 con una pensione media annua di 11.246 euro. Tra questi prevalevano i percettori di sole pensioni assistenziali, quindi non sostenute da contributi di scopo: 194.986 soggetti (51,5 per cento), ripartiti tra 150.010 non comunitari (76,9 per cento) e 44.976 comunitari (23,1 per cento), con un importo medio annuo pari a 7.398 euro, per una spesa complessiva di 1,44 miliardi di euro.

Francesca Totolo

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