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Renaud Camus: “La remigrazione?  L’unico modo per impedire il genocidio dell’Europa”

by Lorenzo Cafarchio
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Camus

“I popoli che conoscono i loro classici e che sono consapevoli di ciò che sono, non si lasciano condurre senza ribellarsi nella pattumiera della storia”. Parla il teorico della Grande Sostituzione.

Roma, 27 feb – Remigrazione la parola che ha acceso le piazze e il dibattito in Italia negli ultimi 12 mesi, ma che in Europa è da anni che prende dimensione. Lo spettro agitato dall’antifascismo secondo cui, usando la definizione della Treccani, dietro questo termine si celerebbe un “eufemismo per ritorno forzato di persone immigrate nel loro Paese d’origine”. Vilipendio alla globalizzazione, quindi. Ma è veramente così? Guardando al di là delle Alpi il confronto è attivo da decenni e chi meglio di Renaud Camus, il teorico della Grande Sostituzione, può aiutarci a sbrogliare il bandolo della matassa. Ci siamo seduti al tavolo del pensatore francese per misurare, col termometro delle idee, la temperatura della polemica attorno al futuro del Vecchio Continente. Attraverso le lenti della remigrazione vedremo un domani prospero o un avvenire incerto?

Intervista a Renaud Camus

Lei ha coniato il concetto di Grande Sostituzione. Quindi le chiedo a suo avviso quale sarà il futuro dei popoli europei?

“I popoli europei hanno ancora una scelta: o continuano a sottomettersi, come hanno fatto negli ultimi trent’anni, alla loro colonizzazione, alla loro schiavitù e alla loro Grande Sostituzione, ovvero al loro genocidio per sostituzione; oppure si ribellano finalmente, sull’orlo del baratro, e lottano per la loro decolonizzazione e per la remigrazione dell’occupante coloniale imposto”.

In Italia, il dibattito sulla remigrazione è scoppiato dopo che il comitato, che raccoglie firme per una proposta di legge sull’argomento, ha cercato di presentare l’iniziativa in Parlamento. Ma la sinistra ha impedito la conferenza stampa. Perché questo argomento è così osteggiato?

“Questo argomento è l’osteggiato per eccellenza perché, insieme al cambiamento climatico, è l’unico argomento che conta davvero, quello da cui dipendono tutti gli altri. Consciamente o inconsciamente, la sinistra agisce su questo tema in conformità con i desideri del capitale più concentrato e dell’iperclasse, cioè di quello che io chiamo il sostituzionismo globale davocratico, la gestione manageriale del Parco umano, per così dire la Macchinazione o il Dispositivo heideggeriano, l’impresa di liquefazione della specie per i bidoni del Bidon-mondo: l’intercambiabilità generale, specie umana eminentemente compresa”.

I media italiani hanno presentato le sue teorie come all’origine della remigrazione…

“Credo che siamo in molti ad aver dato vita contemporaneamente al concetto di remigrazione, che per me è inseparabile e quasi sinonimo di decolonizzazione, a sua volta inevitabile risposta alla constatazione della colonizzazione. L’essenza della colonizzazione fin dall’antica Grecia e dalla Magna Grecia, dalla Sicilia e dall’Italia meridionale, è il trasferimento di popolazione. In questo senso, l’Europa è venti o cento volte più colonizzata di quanto abbia mai colonizzato essa stessa. E così come un’occupazione straniera termina solo con la partenza dell’occupante, una colonizzazione termina solo con il ritorno a casa del colono, cioè con la sua remigrazione. Si pensi all’Algeria nel 1962, ma dovremo essere più cauti”.

La remigrazione può essere la soluzione alla Grande Sostituzione?

“Non è che la remigrazione può essere una soluzione al Grande Sostituzione, è l’unico modo per impedirne il proseguimento genocida e provocarne il rovesciamento”.

L’anno scorso le autorità le hanno impedito di parlare nel Regno Unito. La libertà di espressione è un tema sempre più scottante in Occidente…

“Certo, quello che dico è esattamente ciò che, per il Blocco genocida al potere ovvero il braccio armato della Macchinazione sostituzionista e davocratica, non deve essere detto in alcun modo. Lo chiamo il crimine contro l’umanità del XXI secolo: il genocidio per sostituzione, la distruzione degli europei d’Europa. Ecco perché non ho un editore, non sono invitato da nessuna parte a esprimermi nei media mainstream e mi è stato vietato di soggiornare anche in Gran Bretagna, patria presunta della libertà di espressione. La Grande Sostituzione non è una teoria, la Grande Sostituzione è un crimine. E questo crimine è commesso da coloro che chiamano la Grande Sostituzione una ‘teoria’. Parlare della teoria della Grande Sostituzione è come parlare della teoria delle camere a gas: puro e semplice negazionismo. Tuttavia, per quanto riguarda la Grande Sostituzione, il negazionismo è ormai superato. Non si tratta più di sapere se sia reale o meno, ora è riconosciuto da tutti, anche da coloro che lo hanno negato con accanimento per vent’anni e che hanno insistito maggiormente per impedirne la menzione. L’unica domanda ora è se dobbiamo rallegrarci o disperarci, se è una benedizione o una calamità”.

Da decenni la politica liberale ripete incessantemente il mantra dell’integrazione. Ma negli ultimi anni, osservando le periferie delle grandi città europee, sembra che qualcosa non funzioni…

“I popoli e le nazioni possono integrare individui che li amano e vogliono fondersi con loro, ma non possono integrare popoli che conservano le proprie lingue, i propri costumi, le proprie culture e le proprie religioni, ma soprattutto che vogliono imporli agli altri”.

Cosa risponde a chi accusa le sue teorie di “paranoia”?

“Benedetta sia la paranoia: è lei che ha costruito la città, o meglio la Civiltà, il civismo, la civiltà, l’urbanità, la cortesia e la letteratura. Gli esseri umani e i popoli senza paranoia sono come elefanti in un negozio di porcellane: pensano di essere sempre all’altezza di ogni situazione e non si curano minimamente dell’opinione che gli altri hanno di loro. Solo la paranoia e il sospetto potevano perforare l’enorme coltre di menzogne che è consustanziale al sostituzionismo globale: ciò che io chiamo il falsale – faussel in francese, ndr – il falso reale, il reale falso, la sostituzione di tutto con il suo facsimile, il suo surrogato, il suo doppio necessariamente menzognero poiché non è che una copia”.

Per concludere, le chiedo lumi sull’associazione che ha strutturato tra il tema della Grande Sostituzione e quello della Grande Deculturazione. Di cosa si tratta?

“Li associo profondamente, in effetti. La Grande Deculturazione, la decivilizzazione, la civiltà dei nomi di battesimo e la concomitante scomparsa dei cognomi, la dittatura della piccola borghesia, il regno degli eredi, il perpetuo da capo, l’imbecillizzazione di massa attraverso la scuola e l’intrattenimento, il crollo dell’intellettuale dell’Università, sono le componenti di ciò che io chiamo la Piccola Sostituzione, e la Piccola Sostituzione è la condizione sine qua non della Grande Sostituzione: come ho già scritto i popoli che conoscono i loro classici e la loro storia, e che sono consapevoli di ciò che sono, non si lasciano condurre senza ribellarsi nella pattumiera della storia”.

Lorenzo Cafarchio

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