Roma, 14 mar – Non sono mai stato uno snob che ha fatto il tifo per i cosiddetti “sport minori”. Magari solamente perché il calcio è cosa per le masse. No, il calcio è una parte fondamentale della mia vita da quando ho memoria e lo rimarrà fino al mio ultimo giorno sulla Terra. Anzi, ci sono stati dei momenti del tutto significativi nei quali il calcio ha rappresentato la cosa più importante della mia esistenza. Ma sono anche un amante di tutti gli sport fin da bambino, un curioso delle loro storie, miti e tradizioni. E la mia generazione è cresciuta quando eravamo una potenza, per quanto riguarda i giochi di squadra, nel calcio, nel basket e nella pallavolo. Detto che, ancora oggi, siamo dominatori nella pallavolo, il calcio ha subito una involuzione quasi drammatica, mentre nel basket siamo praticamente spariti anche ai medi livelli.
La crescita del rugby
Eppure noi, a differenza degli inglesi che praticamente praticano solo gli sport creati da loro (non vincendo peraltro molto spesso, basti pensare al calcio e alla maledizione della canzone It’s coming home, con il football che a casa non ci torna mai dal 1966), noi che di sport di squadra non ne abbiamo di fatto mai inventati, possediamo però il tipico genio italico. Per il quale, se ci applichiamo seriamente, possiamo ottenere qualsiasi risultato. Ed ecco perché oggi mi occuperò dell’improvvisa ed imprevista ascesa dell’Italia nel rugby, nel cricket e nel baseball.
Il rugby, al pari di calcio e cricket, arrivò nel nostro paese sulla fine del XIX secolo grazie ai britannici. Tuttavia non riuscì, nonostante i tentativi del pioniere della disciplina Stefano Bellandi, a diventare fenomeno popolare. La nazionale esordì poi nel 1929, venendo sconfitta a Barcellona dalla Spagna per 9-0. Solamente grazie all’istituzione della Coppa del Mondo nel 1987, gli Azzurri riuscirono ad entrare per la prima volta in un consesso da sempre elitario.
Quello fu l’inizio del percorso che portò l’Italia nel Sei Nazioni nell’anno 2000, con tanto di vittoria all’esordio contro la Scozia. Tuttavia non fu che un fuoco di paglia, in quanto arrivarono periodi decisamente complessi. Come il periodo di sole sconfitte tra il 2015 ed il 2022, anni nei quali si parlò persino di un’estromissione dal torneo. Ma ultimamente le cose sono cambiate e siamo diventati una squadra assai competitiva e questo ci ha portato in questa edizione a sconfiggere per la prima volta i maestri inglesi.
Il cricket
Come detto prima, anche il cricket è arrivato in Italia insieme al calcio (anche se vi è traccia di una prima partita disputata a Napoli tra i marinai dell’Ammiraglio Nelson già nel 1793). Dato che i due sport si giocano in undici, molti dei primi club calcistici nostrani avevano anche la sezione dedicata al cricket, basti pensare al Genoa o al Milan. Tuttavia la pratica di questa disciplina venne presto abbandonata, per essere poi ripresa negli anni ’70, con la federazione che viene fondata nel 1980.
La prima partita della nazionale viene disputata nel 1984 a Londra contro l’Enfield Cricket Club, ma la svolta arriva solamente nel 2018, quando veniamo introdotti nel T20, l’associazione che racchiude l’élite mondiale. E quest’anno riusciamo addirittura a partecipare alla Coppa del Mondo, dove otteniamo una prima storica vittoria contro il più quotato Nepal, sfiorando addirittura l’impresa contro l’Inghilterra.
Il baseball, uno sport più recente
Molto più recente è invece la storia tricolore del baseball, che arriva da noi solamente, per via degli americani, durante il secondo conflitto bellico. La prima partita della nazionale si disputa a Roma contro la Spagna nel 1952, con l’attore Gregory Peck ad assistere all’incontro, in quanto si trovava in città per girare Vacanze romane. Diventiamo, insieme all’Olanda, ben presto una potenza europea, tanto che vinciamo per ben dieci volte il massimo alloro continentale, ma non riusciamo a compiere il salto di qualità. Eppure nel World Baseball Classic (praticamente il Mondiale) attualmente in corso tra Giappone, Porto Rico e Stati Uniti, siamo riusciti a vincere il nostro girone, demolendo gli Stati Uniti (che schieravano campioni provenienti dalla MLB, la lega professionistica americana) ed il Messico, compagini ben più attrezzate di noi.
Una curiosità sul baseball nostrano: Bruno Conti, che è originario della città italiana più titolata di questo sport, vale a dire Nettuno, era considerato un vero fenomeno da ragazzino. Tanto che alcuni dirigenti della scuola statunitense del Santa Monica gli offrirono una borsa di studio, ma i genitori si opposero e non se ne fece nulla. La Nazionale di Enzo Bearzot del 1982 ringrazia vivamente!
Al termine di questo nostro viaggio possiamo dire che non è comunque tutto oro ciò che luccica. Visto che le tre nazionali di cui ci siamo occupati sono infarcite di oriundi e di italiani acquisiti e non sono certo supportate da campionati nazionali di valore. Ma, nonostante ciò, dimostrano come l’italiano, quando si trova a dover colpire una palla, molto spesso sa fare centro. E speriamo che tutto ciò sia di buon auspicio per il nostro amato calcio.
Roberto Johnny Bresso