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Roma, 15 ago – Per una volta partiamo dalla fine. Non proprio dal triplice fischio, ma dal minuto 69 della finalissima del Mondiale 82 tra Italia e Germania Ovest. Un contropiede che si trasforma in azione corale sviluppata sul versante sinistro dell’area tedesca, la sfera giunge tra i piedi della mezzala Tardelli, che alza il pallone e conclude con il mancino. C’è chi conosce questa sequenza filmata e chi mente. Sì, perché dentro all’urlo del numero 14 azzurro non c’è solo l’esultanza di un giocatore che appena siglato un gol pesantissimo nell’ultimo atto mondiale. C’è un intero popolo che idealmente corre ad abbracciare il centrocampista juventino. Perché no, il calcio non risolve i problemi reali – casa, lavoro, famiglia – ma riesce a veicolare quel sentimento comune come nessun’altra cosa al mondo. C’è soprattutto la voglia di riscatto di un intero movimento che pochi anni prima ha rischiato di affogare nelle maleodoranti acque del totonero.



Se il buongiorno si vedesse dal mattino…

L’avventura in terra iberica parte nel peggiore dei modi. Gli strascichi del calcioscommesse – compreso lo scetticismo degli addetti ai lavori circa la decisione di Bearzot di puntare forte su Paolo Rossi, tre presenze nel biennio precedente – lo schiaffo del Vecio alla tifosa di Beccalossi, la figuraccia di Braga, le bordate del presidente federale Sordillo, la tenuta dello spogliatoio che scricchiola (il viola Massaro: “gli juventini non mi passano la palla”).

Black Brain

Quando la parola passa al campo di gioco tutte le sensazioni negative della vigilia vengono confermate per via dei tre deludenti pareggi (0-0, 1-1, 1-1) contro le rappresentative di Perù, Polonia e Camerun. Giochiamo male e passiamo il primo girone solamente come seconda grazie alla differenza reti. Intelligentemente il commissario tecnico isola il più possibile il gruppo squadra – sotto attacco, anche parlamentare, per l’immeritato premio qualificazione – che entra in silenzio stampa. Ha voce solo il capitano, Dino Zoff, friulano di poche ma pesanti parole.

Mondiali 82: un girone impossibile

Oltre ai problemi “interni” ci pensa il calendario a gettare sale sulle ferite della Nazionale. Il raggruppamento successivo vede infatti gli azzurri giocarsela contro l’Argentina campione in carica e il favoritissimo Brasile di Zico e Falçao. Ostacoli all’apparenza insormontabili, non per il nostro commissario tecnico che studia scrupolosamente ogni mossa. Non si ferma l’albiceleste se prima non si limita Maradona: al numero 10 sudamericano ci pensa – con le cattive – Gentile. Poi si fa di necessità virtù, in attesa del contropiede giusto, che arriva al 57’ con la sovrapposizione di Tardelli premiata dalla rete dell’1-0. Sarà Cabrini a raddoppiare 10 minuti più tardi prima del definitivo 2-1 di Passerella.

Decisiva – circa il passaggio in semifinale – quella che diventerà (per i verdeoro) la tragedia del Sarrià. Gli azzurri ripartono dalle convinzioni della precedente prova, al Brasile invece basta un pareggio. Gli interpreti del futebol bailado partono forte ma il redivivo Rossi al 5’ – di testa su invito mancino del bell’Antonio – fa capire al mondo intero che quella sarebbe stata la sua giornata. Il vantaggio dura poco: Socrates batte Zoff sul proprio palo e fa 1-1. La seleçao continua a esprimere il caratteristico gioco offensivo e dinamico, l’eccessiva sicurezza nei propri mezzi però permette al numero 20 italico di sfruttare una leggerezza della retroguardia avversaria in palleggio basso.

Si va al riposo sul punteggio di 2-1 e i nostri reggono fino al ‘68 quando il troppo spazio concesso al limite dell’area permette al romanista Falçao di riequilibrare le sorti dell’incontro. Il colpo subito manderebbe al tappeto chiunque, ma la comitiva azzurra è ormai abituata a navigare anche – e soprattutto – in acque tempestose. A un quarto dal termine ancora Pablito risolve una mischia in area: siamo avanti 3-2, il Dino nazionale chiude a chiave la porta e Gentile testa la (scarsa) qualità della divisa di Zico.

Polonia e Germania vedono i sorci… rossi

Tra gli uomini di Bearzot e la finale di Madrd rimane solamente la Polonia, già incrociata nel primo turno. L’Italia usa il cervello e forte della superiorità gioca intelligentemente. Ancora una volta è la punta juventina a direzionare la disputa, confezionando un gol per tempo (2-0). 12 anni dopo la disfatta di Città del Messico torniamo quindi a giocarci una finale mondiale, questa volta con gli eterni rivali tedeschi. Come da copione, nonostante le avvisaglie negative (Antognoni infortunato, Graziani fuori causa dopo pochi minuti, Cabrini che manda a lato un rigore) contro le stoccate di Rossi – chiude capocannoniere con 6 marcature – Tardelli e Altobelli nulla può la Germania Ovest campione d’Europa sconfitta per 3-1.

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Et ventis advertis, recita il motto coniato dal Vate D’Annunzio per la Marina militare. Non sappiamo in quanti tra i 22 della spedizione del Mondiale 82 avessero dimestichezza con il latino, ma di sicuro hanno dimostrato di saper ben “cavalcare la tigre” calcistica. L’incarnazione dello spirito italiano che alle parole preferisce i fatti: “Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!”.

Marco Battistini

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