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Stupro di gruppo e spaccio, lo striscione di Difendi Cesena: “È questa la vostra integrazione?”

by La Redazione
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Roma, 18 apr – Prima la violenza sessuale – si parla di due episodi, uno singolo l’altro di gruppo – e un possibile video girato con gli stessi smartphone dei componenti del branco. Poi, in seguito alla denuncia della vittima, una giovane ragazza straniera residente a Cesena, le denunce a carico di sette italiani di seconda generazione. Come riporta Il Resto del Carlino sono tutti tra la maggiore età e i venticinque anni, di origine africana e asiatica.

Le perquisizioni delle Forze dell’Ordine

L’episodio risalirebbe a inizio mese. Ma, come se non bastasse il ributtante caso di violenza carnale, in seguito alle perquisizioni effettuate dalle Forze dell’Ordine il quadro si è fatto ancora più complicato. Se due degli indagati infatti sono stati segnalati alla Prefettura come consumatori di sostanze stupefanti, per un terzo aguzzino è scattato l’arresto per detenzione ai fini di spaccio di hashish e cocaina, detenzione illegale di munizioni (un caricatore con proiettili), porto di oggetti atti ad offendere – per la precisione un dissuasore elettrico – resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Prima di aggredire i militari si è disfatto di alcuni involucri lanciandoli nel fiume Savio.

Il comunicato di Difendi Cesena

Sempre solerte nel commentare i fatti locali, mentre scriviamo non abbiamo notizie di prese posizione da parte della politica istituzionale. I ragazzi di Difendi Cesena, al contrario, hanno fatto sentire la loro voce in merito. Spiegano in una nota: “Apprendiamo dalla stampa locale di un ripugnante abuso carnale accaduto nel cesenate nei giorni scorsi. A seguito della denuncia di una ragazza, vittima di due episodi di violenza sessuale da parte di conoscenti, sette ragazzi, tutti italiani di seconda generazione, è emerso un quadro preoccupante: oltre allo strupro di gruppo, anche lo spaccio di droga, una diffusa disponibilità di stupefacenti e la detenzione illegale di parti di armi e munizioni”.

Come fa notare il movimento identitario “non stiamo parlando di un fatto isolato: pensiamo agli abusi avvenuti nei mesi scorsi nelle vicine località di Gambettola e San Mauro Pascoli. Non proprio delle metropoli o delle banlieue. O, guardando su scala nazionale, al terribile omicidio di un padre di famiglia recentemente avvenuto a Massa. Anche i numeri parlano chiaro: il 9% della popolazione residente in Italia – ovvero gli allogeni – commette il 50% dei reati”.

Il totale fallimento del modello porti aperti

Quanto accaduto sarebbe quindi la “dimostrazione plastica del totale fallimento di un modello, quello dei porti aperti e di un’utopica integrazione ad ogni costo, che sta facendo pagare il conto alle parti più deboli del tessuto sociale. È anche per questo motivo che da diversi mesi ci stiamo battendo per promuovere la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare elaborata dal Comitato Remigrazione e Riconquista: da qualunque punto di vista lo si voglia guardare il fenomeno delle migrazioni di massa rappresenta un problema, senza soluzione di continuità, sia per gli Stati di destinazione che per quelli di origine”.

Il comunicato, accompagnato dall’esposizione di uno striscione, si conclude con un giusto interrogativo: “Anche l’alienazione e lo sradicamento che spesso e volentieri colpiscono seconde e terze generazioni rientrano nella questione. A chi per anni ha retoricamente pontificato sull’argomento allora chiediamo: è questa la vostra integrazione?

 

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