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L’antirazzismo come arma per reprimere il dissenso

by Francesca Totolo
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Antirazzismo

Roma, 29 mag – L’Europa sta vivendo una trasformazione demografica e culturale senza precedenti nella sua storia. Non si tratta di un complotto orchestrato in segreto ma del risultato prevedibile di politiche migratorie permissive e lassiste, le quali hanno utilizzato l’antirazzismo come arma di repressione del dissenso e l’empatia suicida come una granata per spingere la popolazione ad accettare il sacrificio delle loro stesse vite e della coesione sociale.

L’antirazzismo ideologico ha equiparato qualsiasi difesa dell’identità europea e le richieste di chiusure dei confini all’ondata migratoria di persone provenienti da culture incompatibili al razzismo e alla xenofobia, mentre l’empatia suicida sta accelerando questo processo di autodistruzione. La realtà dei numeri documenta che è in atto una trasformazione strutturale del Continente europeo. Ad esempio, in Italia, la popolazione straniera è aumentata del 286 per cento in soli vent’anni. Non si tratta di un’invasione militare ma di una occupazione demografica che sfrutta le lacune e le debolezze delle legge nazionali per imporre la sostituzione etnica.

L’antirazzismo ideologico come arma per schiacciare il dissenso

L’antirazzismo, quello che oggi domina nelle istituzioni, nei media, nelle Ong e in gran parte della sinistra europea, è un antirazzismo strutturale che considera l’Europa intrinsecamente colpevole di ogni male del mondo, dal colonialismo allo schiavismo, e che rifiuta qualsiasi limite all’immigrazione extracomunitaria come espressione del suprematismo bianco.

Questo quadro ha conseguenze pratiche devastanti, ovvero il blocco del dibattito e la sospensione della libertà di espressione. Criticare l’immigrazione di massa di culture con tassi elevati di criminalità, bassi livelli di istruzione e visioni incompatibili con la nostra società viene etichettato come razzismo e islamofobia. Questa ideologia ha paralizzato pure le autorità nazionali. Il Regno Unito, ad esempio, ha sacrificato per decenni sull’altare della società multiculturale migliaia di ragazze bianche e fragili, le quale sono state abusate dalle grooming gang di pakistani. Il motivo? Le autorità britanniche temevano accuse di razzismo e possibili scontri etnici.

In Belgio, è stato condannato per “discorsi d’odio” l’attivista Dries Van Langenhove. La ragione? Aveva citato le statistiche ufficiali che documentano la correlazione tra immigrazione e criminalità. Dopo l’attentato di Modena commesso da Salim El Koudri, la sinistra ha organizzato una manifestazione contro l’odio e il razzismo con il sangue delle vittime ancora fresco sull’asfalto.

Le politiche suicide della Ue

L’Unione europea e molti governi nazionali hanno continuato a promuovere per decenni ricollocamenti, corridoi umanitari e un’estrema tolleranza verso le Ong che traghettano in Italia decine di migliaia di immigrati. Addirittura, il governo tedesco ha finanziato con milioni di euro queste organizzazioni private. Dopo aver aperto i propri confini a 1,5 milioni di extracomunitari nel 2015 e nel 2016.

Chi propone rimpatri rapidi e controlli severi dei confini viene demonizzato. I Paesi che hanno cercato di fermare questa follia sono stati bersagliati da minacce di procedure d’infrazione. Come successo all’Ungheria di Orban. Matteo Salvini è finito perfino a processo per sequestro di persona. Il Comitato Remigrazione e Riconquista, che promuove una legge di iniziativa popolare per il rimpatrio di clandestini e immigrati criminali, viene addirittura accostato al Ku Klux Klan.

Il doppio standard della narrazione progressista

L’antirazzismo ideologico è selettivo. Condanna il razzismo europeo mentre ignora o minimizza il razzismo anti-bianco. Ciò è ben descritto nel libro-inchiesta “Il razzismo contro i bianchi” di François Bousquet, edito in Italia da Passaggio al Bosco. Un’opera che analizza il fenomeno attraverso le testimonianze di decine di giovani francesi vessati nelle strade e nelle scuole da coetanei di origini stranieri. “Un quarto dei musulmani in Francia adotta valori contrari a quelli della Repubblica. Questa percentuale sale al 50 per cento tra i giovani di 15-24 anni”, aveva dichiarato Jean-Pierre Obin, ex ispettore generale del ministero dell’Istruzione, durante un’audizione in Parlamento del 2022.

Anche la giustizia applica una sorta di doppio standard. Nel Regno Unito, Lucy Connolly è stata condannata a 31 mesi di reclusione per aver scritto sui social: “Dare fuoco ai fottuti hotel pieni di bastardi”, ovvero gli immigrati. Il post era stato pubblicato dopo la mattanza di tre bambine di 6, 7 e 9 anni perpetrata dal 17enne Axel Rudakubana, ruandese con cittadinanza britannica. Hamoud Al Soaimi, 21enne membro di una grooming gang, è stato condannato per tre violenze sessuali a 2 anni di reclusione con pena sospesa a fronte di 180 ore di servizi sociali. In Italia, spesso vengono denunciati a piede libero immigrati, anche clandestini, accusati di reati contro la persona.

I dati sulla criminalità, la realtà che si preferisce non vedere

I dati ufficiali mostrano un quadro chiaro. In diversi Paesi Ue, dall’Italia alla Germania, passando per la Francia e la Svezia, gli extracomunitari sono sovrarappresentati sia nelle statistiche riguardanti i crimini. In particolare per reati violenti e sessuali, sia nei dati in merito alla popolazione carceraria. Nello specifico caso italiano, il 42 per cento dei detenuti per violenza sessuale è straniero, addirittura il 53 per cento negli istituti penali minorili.

L’Europa è ancora in tempo per invertire la rotta

L’antirazzismo ideologico ha impedito anche di discutere questi dati apertamente. Chi li cita, viene accusato di strumentalizzare i fatti. Il risultato è che i cittadini europei pagano il prezzo in sicurezza ridotta e in perdita di libertà, anche di uscire di casa dopo un determinato orario.

L’Europa è schiacciata dall’antirazzismo che si preoccupa dell’ultimo arrivato. Sacrificando sull’altare della società multiculturale migliaia di cittadini, la propria identità e millenni di storia. Si difende una narrazione a scapito della realtà, della sicurezza e del futuro dei popoli europei. Le società che non difendono i propri confini e la propria cultura scompaiono o si trasformano radicalmente, diventando altro. La storia lo dimostra. L’empatia suicida non è compassione ma un lusso che le civiltà in declino non possono permettersi. L’Europa è ancora in tempo per invertire la rotta. Ha le risorse culturali, la storia e la forza per farlo. Ma deve smettere di odiare sé stessa e di considerare razzista chiunque voglia semplicemente sopravvivere come civiltà. Il tempo stringe. I dati sono chiari. La scelta è nostra.

Francesca Totolo

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