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Eureka Street, un romanzo per capire Belfast

by Roberto Johnny Bresso
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“E i sonnecchianti mormorii di mezzo milione di persone si uniranno in una musica sublime. Se riuscirete a sentirla, vi toccherà il cuore. Una città deserta alle quattro del mattino può raccontare tutto quanto si può imparare su questa terra”.

Roma, 04 lug – “Tutte le storie sono storie d’amore”. Con questa frase di apparente semplicità si apre uno dei romanzi più belli ed iconici dello scorso secolo, Eureka Street di Robert McLiam Wilson, pubblicato per la prima volta nel 1996.

Da Belfast a… Belfast

L’autore nasce a Belfast nel 1964 ed in seguito si trasferisce a Cambridge per studiare. Disilluso dall’ambiente universitario, abbandona il percorso scolastico e per un periodo diviene un senzatetto. In seguito si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere e, nel 1989, pubblicherà Ripley Bogle, una storia influenzata dalla sua vita in strada, al quale nel 1992 farà seguito Il dolore di Manfred. Ritornato nella natia Belfast, nel 1996 trova il successo internazionale grazie al suo capolavoro, Eureka Street, appunto.

Jake e Chuckie

Siamo a Belfast nel 1994 ed al centro della narrazione ci sono due amici trentenni, Jake cattolico (l’alter ego di Wilson) e Chuckie protestante. Intorno a loro tutta una serie di personaggi con i quali incrociano il cammino, ma soprattutto la città di Belfast, la terza grande protagonista di questa magnifica storia. Una Belfast prima e dopo il cessate il fuoco dell’IRA dello stesso anno. Ma soprattutto una Belfast nella quale la Storia con la S maiuscola cede spesso il passo alla storia con la s minuscola. Ovvero quella di tutti i suoi abitanti che la compongono. E che, molto spesso, l’altra Storia la devono subire in maniera impotente.

Ed è così che, dopo un capitolo di straziante romantica bellezza, ne segue uno di straziante tragicità, con una bomba che esplode ponendo fine alla vita di molte persone. Ma poi la vita va avanti, perché a Belfast, più che altrove, a queste cose ci sono abituati ed allora l’uomo comune riprende a combattere per il lavoro, per la famiglia, per l’amore.

Eureka Street, una potente dichiarazione d’amore

Pochi romanzi sanno essere una così potente dichiarazione d’amore verso un luogo come lo è Eureka Street. Questo perché McLiam Wilson si è premurato di evitare tutti i luoghi comuni dei libri ambientati in Irlanda del Nord. Lo scrittore ha infatti dichiarato di non essere interessato a quei testi nei quali si nominano a menadito tutti i tipi di armi, ma a voler porre l’attenzione sul peso delle vite che queste armi tolgono. Se comunque steste pensando ad una storia totalmente drammatica, non potreste essere più lontani dalla verità. Eureka Street ha dei tratti di umorismo irresistibili, una caratteristica tipica degli abitanti di Belfast, sviluppatasi per poter sopravvivere in quella sorta di Beirut nel cuore dell’Europa. Una città che vive di sigle e di bandiere dietro le quali raccogliersi… forse pure troppe. Ed ecco che, quando compare sui muri una scritta della quale nessuno sa dare una spiegazione, tutto viene nuovamente messo in discussione.

L’esilio parigino

Perché Belfast era, è e sarà sempre un posto capace di gesti estremi in senso positivo e negativo, una città alla quale, nel finale del libro, il romanziere dedica una struggente dichiarazione d’amore.

E, dopo il clamoroso successo dell’opera, Robert McLiam Wilson sceglierà nuovamente l’esilio e ritornerà a vivere a Parigi. E, nella capitale francese, un poco alla volta scomparirà dalla scena pubblica. Il suo romanzo successivo, Extremists, sarà rimandato ancora e ancora e, quasi sicuramente, non vedrà mai la luce. L’autore di Eureka Street si limiterà a qualche articolo per i giornali, fino a far perdere quasi del tutto sue notizie. Persino in quest’epoca nella quale è impossibile sparire. Del resto “tutte le storie sono storie d’amore”, anche quelle di cui si siano perse le tracce.

Roberto Johnny Bresso

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