Roma, 4 ago – Per Roberto Saviano la legalità non dipende dal possesso di un immobile, ma dal colore politico di chi lo occupa. Presentandosi al presidio di via Santa Croce in Gerusalemme, lo scrittore ha stabilito, urbi et orbi, che «qui non c’è un’occupazione» e soprattutto che «qui non è CasaPound». È il buon vecchio escamotage secondo il quale quest’ultima sarebbe «occupazione politica», mentre Spin Time sarebbe soltanto una comunità di famiglie che ha permesso all’edificio di continuare a vivere. In poche parole, l’occupazione neofascista resta un’occupazione; quella sostenuta dalla sinistra viene assolta come esperienza da tutelare.
Il primo problema è che Spin Time è un’occupazione anche secondo Spin Time. Lo stabile di dieci piani e 21mila metri quadrati nasce nell’ottobre del 2013 dall’occupazione dell’ex sede Inpdap da parte di Action, movimento romano per il diritto all’abitare. Lo raccontano apertamente sia il sito del progetto sia Periferiacapitale, programma della Fondazione Charlemagne che negli anni ne ha sostenuto diverse attività. Negare l’occupazione è la cancellazione dell’atto originario su cui è stata costruita l’intera esperienza.
L’occupazione “non politica” che ospita la politica
Ancora più grottesco del solito distinguo è il tentativo di separare Spin Time dalla militanza politica. Nel giugno 2021 il palazzo ospitò il confronto tra i candidati alle primarie del centrosinistra per il Campidoglio: da Roberto Gualtieri a Stefano Fassina, da Giovanni Caudo a Paolo Ciani. Lo stesso programma Periferiacapitale ricorda esplicitamente il dibattito sulle primarie come un’occasione attraverso cui Spin Time voleva «interrogare la politica» sul modello di città da perseguire. Dentro il palazzo ha sede anche la redazione di Scomodo, realtà che si presenta con parole inequivocabili: «Siamo nati nel 2016 a Roma dalla volontà politica di un cambiamento sociale e culturale». Spin Time ospita inoltre una rete studentesca che rivendica le proprie «lotte», Mediterranea Saving Humans, laboratori, associazioni, campagne per il diritto all’abitare e un museo che dichiara di voler sostenere «la lotta politica» degli occupanti. Non si tratta quindi di famiglie casualmente riunite sotto un tetto, ma di un’infrastruttura militante capace di produrre iniziative, mobilitazioni, comunicazione e relazioni con le istituzioni. Saviano e i santi protettori dello Spin Tine, quindi, non stanno difendendo una realtà apolitica. Stanno difendendo una realtà politica amica, sostituendo la sua storia con una rappresentazione umanitaria utile a renderla intoccabile.
Osteria, feste e biglietti: a Spin Time il denaro circola
Non regge neppure la seconda favola, quella dello spazio estraneo alle attività economiche. Nei locali di Spin Time operano o hanno operato un’osteria, un coworking, uno studio di registrazione, un barbiere, laboratori, spettacoli e serate musicali. L’osteria pubblicizza cibo «a prezzi popolari», mentre lo studio di registrazione offre servizi su appuntamento sette giorni su sette. L’occupazione non è soltanto abitazione e assistenza: è anche un ecosistema di attività organizzate. Il precedente più evidente rimane il Capodanno del 2019, organizzato nonostante la diffida del questore. La Procura aprì un fascicolo per manifestazione non autorizzata dopo l’informativa della Digos e alla festa parteciparono migliaia di persone. Tra gli organizzatori figuravano Spin Time, LaRoboterie e proprio Scomodo. Gli stessi promotori dichiararono che i ricavi ottenuti dalla vendita dei biglietti sarebbero serviti a finanziare la manutenzione del palazzo e la pubblicazione della rivista. Dunque i soldi non rappresentano una calunnia ma sono parte dichiarata del modello di finanziamento.
Lo stesso schema riappare con Scomodo Estate, l’iniziativa realizzata a piazzale del Verano. Nel 2025 il Municipio II ha organizzato il San Lorenzo Festival in collaborazione con Scomodo, Hollywood Roma e Habicura. Contemporaneamente, Scomodo presentava nella stessa area uno spazio di oltre tremila metri quadrati, aperto tutti i giorni dalle otto del mattino alle due di notte, con musica, feste, tornei e somministrazione di bevande. Il menu ufficiale comprendeva cocktail tra i sette e i nove euro, birre fino a otto euro, vino, caffetteria e cucina. È la stessa organizzazione a spiegare la funzione economica dell’iniziativa: «In questo spazio estivo riusciamo a finanziare tantissimi altri progetti». Altro che attività completamente gratuita e spontanea: accanto alla programmazione culturale esiste una struttura commerciale i cui ricavi alimentano il resto della rete.
Fondi pubblici, Charlemagne e Open Society
Scomodo, del resto, non è estraneo al sostegno pubblico. Nell’ambito dell’Estate Romana 2022, l’associazione Scomodo Eps risultava tra i soggetti finanziabili con 39.800 euro per il progetto “Casa Bauli”. Nel 2021 l’Azienda speciale Palaexpo le affidò direttamente una partnership di comunicazione da 10mila euro per il progetto “Orchestre della trasformazione”. Attività legittimamente registrate negli atti, ma difficilmente conciliabili con la rappresentazione di una comunità indipendente che vivrebbe soltanto di volontariato e solidarietà. E poi c’è la Fondazione Charlemagne. Attraverso il programma Periferiacapitale ha sostenuto la costruzione della redazione e dell’aula studio di Scomodo dentro Spin Time, il coworking Re-work e attività destinate agli abitanti dell’occupazione. Nel maggio 2025 ha inoltre investito 200mila euro nella campagna di equity crowdfunding di Scomodo, diventandone il maggiore investitore. Lo stesso logo di Periferiacapitale-Fondazione Charlemagne compare tra i sostegni di Scomodo Estate. La rete si allarga ulteriormente: in un proprio documento dedicato alle attività in Italia, Open Society Foundations indica la Fondazione Italiana Charlemagne tra le fondazioni filantropiche italiane con cui ha collaborato. Non c’è bisogno di immaginare oscuri complotti: sono gli stessi protagonisti a descrivere pubblicamente un circuito che collega associazionismo militante, fondazioni, progetti culturali, investimenti privati e amministrazioni locali.
L’illegalità diventa “bene comune” soltanto a sinistra
Ecco perché l’affermazione di Saviano non è soltanto falsa, ma politicamente rivelatrice. Spin Time è un’occupazione nata da un movimento politico, ospita organizzazioni politiche, interviene nelle campagne elettorali, gestisce attività economiche, raccoglie denaro, riceve finanziamenti e mantiene rapporti strutturati con il centrosinistra, il Comune, la Chiesa e importanti fondazioni. CasaPound serve allora come termine di paragone, ma non per affermare un principio generale sulle occupazioni a scopo abitativo, ma per abolirlo. Il possesso senza titolo viene condannato quando appartiene alla destra radicale e trasformato in «rigenerazione urbana» quando appartiene a una variegata galassia catto-comunista. In un caso si invocano sgomberi e repressione; nell’altro si pretende che le istituzioni acquistino l’immobile, lo ristrutturino con denaro pubblico e lo riconsegnino agli occupanti.
Ennesima dimostrazione che in Italia la distinzione non passa tra occupazione politica e necessità abitativa, come vorrebbero farci credere. Passa tra chi possiede il diritto ideologico di violare la legge e lucrarci sopra, e chi quel diritto non lo possiede. Inutile ribadire che Spin Time non è meno politico di CasaPound, così come CasaPound non è meno sociale di Spin Time. Ma una cosa è certa: sulla seconda non sono mai piovuti finanziamenti e sostegni politici né tantomeno si è vista affidare interi spazi pubblici. Spin Time è l’occupazione “benedetta” dal sistema che sostiene di combattere.
Vincenzo Monti